Ha senso oggi tornare a parlare di matriarcato, di antenate resistenti, di linguaggi mutanti, di nuove espressioni di femminismo, di futuro arcaico, come se gli anni Settanta non fossero mai davvero passati? Che attinenza c’è fra le donne del nostro tempo e la saggezza di Crona, il mito di Demetra, i cerchi, le streghe e l’autocoscienza? «Parlarne oggi ha più senso di prima, perché la storia delle donne è tenuta ai margini, e la famiglia naturale è ancora al centro del dibattito, ma immersa tutta nel costrutto sociale occidentale con le sue diseguaglianze. Sulle spalle 5mila anni di patriarcato e un sistema di dominio e di sfruttamento ancora da disarticolare. Ci siamo incamminate lungo un percorso di cambiamento profondo, non solo di emancipazione, ma la strada è lunga».
Luciana Percovich, dal primo consultorio al nuovo matriarcato
Consapevole dei vuoti ancora da colmare, degli orizzonti da spalancare, Luciana Percovich, scrittrice di origini goriziane, fra le ideologhe del movimento femminista, fondatrice nel 1974 del primo consultorio milanese nel quartiere popolare della Bovisa, linguista con inclinazioni antropologiche e accenni mistici, ha parole di futuro per l’uditorio dell’Università della Calabria: in tante – sono soprattutto donne – nello spazio del Comitato unico di garanzia, partecipano a una due giorni di conferenze e rituali di condivisione per dare spazio alla questione femminile in termini, però, di relazioni, ascolto e sorellanza.
Nonne, madri, figlie, nipoti: l’elogio del matriarcato
Un elogio del matriarcato, delle civiltà “matricentriche”, governate da nonne (Crone, le sagge), madri, figlie, nipoti, reinterpretate in chiave contemporanea: una proposta culturale e filosofica basata sulla cura, la pace e l’armonia, in sintonia con la natura e le leggi del cosmo. Un modello “materno”, più equo e sostenibile che richiama società lontane come quella dei Mosuo in Cina, dei Minangkabau in Indonesia o le culture indigene americane.
Il Centro di Women’s Studies all’Unical
L’evento, promosso dal centro Women’s Studies dell’Unical (al quale aderiscono i dipartimenti di Sociologia e Scienze Politiche, Filosofia, Economia e Statistica, Scienze Giuridiche, Linguistica), in collaborazione con diverse associazioni del territorio, ha seguito le tracce dell’ultimo libro di Percovich “Guardiane della Soglia”, pubblicato con Venexia, e “Cronario, parole mutate e mutanti” (Vanda edizioni), un dizionario per immaginare futuri diversi, scritto da Anonima Crone, collettivo di donne di cui fa parte la scrittrice goriziana insieme a Eleonora Ambrusiano, Paola Broggi, Stefania Girelli e Roberta Fenci, presente all’Unical.
Cronario e il ruolo delle parole
«Oggi più che mai sono le parole che possono costruire forme sociali egualitarie – continua la scrittrice -, nel linguaggio si apre o si chiude la possibilità del futuro. La parola come principio. E il principio è la madre». Riscritto nelle pagine di Cronario il senso di diritto, di dono, di madre, di fiducia. «È stato necessario. Perché ci siamo illuse, ma il sistema fin qui realizzato non è altro che una plutocrazia. Perfino l’intelligenza artificiale rischia di diventare uno strumento al maschile se, ad esempio, dai data base verranno escluse le donne. Dobbiamo ancora decolonizzare le nostre coscienze e chiedere sempre all’altra, parli o sei parlata?».



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