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Home » Decreto Ucraina approda in Aula alla Camera. Asse tra vannacciani, M5s e Avs sul no alle armi
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Decreto Ucraina approda in Aula alla Camera. Asse tra vannacciani, M5s e Avs sul no alle armi

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 10, 20264 min di lettura
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Decreto Ucraina approda in Aula alla Camera. Asse tra vannacciani, M5s e Avs sul no alle armi

A pochi giorni dall’addio alla Lega, i vannacciani lanciano il guanto di sfida a Matteo Salvini sul decreto Ucraina. E lo fanno presentando, come annunciato nei giorni scorsi, un emendamento e tre ordini del giorno contro l’invio di armi a Kiev. «Vediamo quanti patrioti nel centrodestra voteranno a favore degli Italiani e soprattutto quanti assenti ci saranno tra le file della Lega che da mesi dice di non voler più inviare aiuti a Zelensky ma poi, nei fatti, si smentisce clamorosamente», affermano Rossano Sasso, Edoardo Ziello (ex leghisti) ed Emanuele Pozzolo (ex FdI). La proposta emendativa dei seguaci del generale va nella stessa direzione di quelle di Avs e Movimento 5 stelle ma, con ogni probabilità, nessuna di queste sarà votata: il governo nel primo pomeriggio dovrebbe porre la questione di fiducia sul provvedimento per eliminare qualsiasi rischio sul voto derivante anche da questa strana “saldatura”. Come si rimarca dal Pd ed Avs, per esempio, con Beppe Provenzano e Angelo Bonelli.

Gli equilibri nella maggioranza

La scelta di blindare il decreto nel suo percorso d’Aula sarebbe maturata nel corso di un confronto tra maggioranza ed esecutivo per «evitare strumentalizzazioni» su un tema così delicato. FdI conferma il sostegno «convinto» alla «resistenza» degli ucraini e contesta la «narrazione alimentata e condizionata dal Cremlino», in base alla quale sarebbe inutile o deleterio sostenere Kiev, mentre Mosca vince la guerra: fake news, è la linea del partito di Giorgia Meloni, secondo cui invece la Russia è «impantanata in una guerra di logoramento inaspettata che non riesce a vincere». Il voto di fiducia servirà anche ad osservare dove si collocheranno i tre vannacciani, si ragiona in ambienti della maggioranza: se con la maggioranza, con l’opposizione, o tra gli astenuti. E in questo caso sono i leghisti che stanno alla finestra, sperando magari che Vannacci si autoescluda – anche in prospettiva – dal centrodestra di governo.

Possibili assenze al voto

Sul punto specifico i tre deputati di Futuro nazionale non hanno ancora deciso il da farsi (si riuniranno nelle prossime ore), ma intanto rivendicano la loro «prima vittoria». «Salvini ha paura del voto e chiede di far porre la fiducia al decreto con il solo fine di impedire la votazione del nostro emendamento – incalza Ziello -. Non potrà evitare i nostri tre ordini del giorno». Una ricostruzione, quella della spinta leghista per il voto di fiducia, smentita categoricamente dai salviniani. «Nella Lega non si ragiona sui vannacciani – rimarcano fonti del partito – anche perché in questi giorni stiamo raccogliendo i frutti di Olimpiadi eccezionali». Matteo Salvini in chiaro parla apertamente di «capitolo chiuso» con il generale e di Futuro Nazionale che si pone automaticamente fuori dalla maggioranza di governo. Sul decreto Ucraina la linea della Lega viene ribadita dal deputato Fabrizio Cecchetti: «L’auspicio è che tra gli aiuti che destineremo non ci siano più materiali di armamento perché ciò significherà che finalmente smesso di combattere», per adesso «abbiamo ottenuto che si rafforzi la difesa civile dell’Ucraina». I vannacciani puntano i riflettori sulle possibili assenze al momento del voto degli ordini del giorno e del voto finale: sarebbero cinque o sei – suggeriscono – gli ex colleghi leghisti alla Camera a cui l’invio di armi a Kiev continua a non andare giù. «La maggioranza non tiene le proprie contraddizioni interne, anche questo è l’effetto Vannacci», punta il dito la capogruppo di Avs Luana Zanella.

Opposizioni in ordine sparso

Nel centrosinistra il quadro è altrettanto frastagliato. In Aula il Pd voterà no alla fiducia ma a favore del provvedimento. Di contro il M5s, che – come Avs – abbraccia da tempo la causa dello stop delle armi a Kiev, non vuole essere sovrapposto a Vannacci: «Non presteremo il fianco e non legittimeremo l’operazione strumentale di chi mira ad un restyling della propria immagine su Kiev e pacifismo dopo 4 anni di legislatura passati a votare la linea Meloni». Tradotto: difficile che i pentastellati votino favorevolmente sugli odg di Sasso, Ziello e Pozzolo. Ma è la sola comunanza d’intenti a far saltare sulla sedia qualche dem: «In un giorno, l’ennesimo, in cui la Russia massacra l’Ucraina leggo di emendamenti e ordini del giorno di nostri “alleati”. Provo orrore», sbotta sui social il senatore Filippo Sensi. E da Azione Carlo Calenda annuncia: «Il 21 io parto per l’Ucraina per onorare chi combatte da quattro anni per la libertà».

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