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Home » Difterite, sui vaccini oltre la metà delle Regioni è sotto la soglia di sicurezza
Salute

Difterite, sui vaccini oltre la metà delle Regioni è sotto la soglia di sicurezza

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 1, 20264 min di lettura
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Difterite, sui vaccini oltre la metà delle Regioni è sotto la soglia di sicurezza

Ci sono ben 13 Regioni in Italia che nel 2025 non hanno raggiunto l’anno scorso la “soglia di sicurezza” del 95% di bambini vaccinati per la difterite e per altre malattie infettive – dalla pertosse al tetano fino alla poliomelite – una percentuale di copertura che l’Oms considera come soglia minima per raggiungere l’immunità di gregge ed evitare così la circolazione di virus e batteri spesso pericolosi se non letali. Come appunto quello della difterite che ha colpito mortalmente la bimba di Palermo morta a 4 anni lo scorso 20 agosto e di cui ieri si sono celebrati i funerali: l’ultima morte tra i bambini fino a 5 anni in Italia risaliva a 11 anni prima e cioè al 2015. Ma ancora prima di vittime se ne erano contate zero e questo fin dalla fine degli anni Settanta grazie ai vaccini che secondo uno studio dell’Istituto superiore di Sanità da allora hanno evitato duemila morti all’anno. Anche i casi di contagio si contavano sulle dita di una mano negli ultimi anni: zero nel 2020-21, tre casi tra il 2022 e il 2023 e 5 nel 2024 e questo a fronte di 362 casi nel 2022, 237 nel 2023 e 151 nel 2024 in tutta Europa. Mentre sempre secondo l’Iss grazie ai vaccini sono stati evitati circa 2 milioni di casi in Italia dagli anni Trenta fino al 2015.

LA COPERTURA PER LA DIFTERITE

Quota % a 24 mesi nel 2025

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Il caso della bimba di Palermo suona dunque come il più classico dei campanelli d’allarme sui rischi che comporta l’abbassamento della guardia sulle vaccinazioni in particolare puntando gli occhi proprio sotto quella soglia del 95% considerata necessaria per limitare la diffusione di alcuni agenti infettivi nella popolazione, a partire dai bambini ma anche per difendere, con una sorta di “cintura protettiva”, quei pazienti fragili che non si possono vaccinare. E se la media nazionale di vaccinazione contro la difterite – come risulta dagli ultimissimi del ministero della Salute che sono in via di pubblicazione – arriva poco sotto il 95% c’è la Sicilia che è proprio fanalino di coda con l’85,88%, seguita da vicino da Bolzano 87,39%. Ed è il Sud che registra le percentuali più basse delle immunizzazioni: dalla Puglia (91,72%) all’Abruzzo (92,33%) fino al Molise (92,53%) alla Sardegna (92,82%) e alla Basilicata (92.93%) con l’eccezione del Friuli (92,57%) e della Valle d’Aosta (93,76%). Al Nord invece le immunizzazioni dei bimbi sfiorano quasi il 100% come in Toscana (97,90%), Lombardia (97,56%) e Trento (97,18%).

Numeri uguali questi che sono traslabili anche per le altre malattie infettive oltre alla difterite e cioè tetano, pertosse, poliomelite, epatite b e Haemophilus influenzae tipo b contro le quali i bambini vengono protetti con il vaccino esavalente che protegge contro batteri e virus. Una vaccinazione questa per la quale vige un obbligo introdotto nel 2001 poi confermato e ampliato a 10 vaccinazioni complessive dalla Legge n. 119/2017. Proprio lo scorso luglio il ministero della Salute ha ricevuto dal Consiglio Superiore della Sanità l’indicazione dei “saggi” che chiedono di mantenere l’obbligo della vaccinazione pediatrica quadrivalente, richiesta su cui, a quanto risulta al Sole 24 ore, dovrebbe arrivare a breve risposta positiva da parte dei tecnici del ministro Orazio Schillaci. Fonti del ministero della Salute ribadisco anche la posizione del ministro che si è sempre espresso a favore dei vaccini e dell’armonizzazione a livello nazionale delle strategie vaccinali per “assicurare a tutti i cittadini misure di protezione e immunizzazione più accessibili ed efficaci”. Tra l’altro proprio nel 2023 è stato rinnovato, con accordo in Conferenza Stato-Regioni, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale che “è ancora in vigore fino a fine anno” e che “è stato confermato il calendario vaccinale compreso, naturalmente, quello per i più piccoli”.

Insomma gli strumenti ci sono, ora la missione deve essere quella di sconfiggere l’esitazione e la stanchezza vaccinale – pesante eredità del Covid – che spinge diversi italiani a non vaccinare i propri figli.

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