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Home » Dopo Vannacci, il bivio di Meloni tra destra estrema e nuova Dc
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Dopo Vannacci, il bivio di Meloni tra destra estrema e nuova Dc

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 5, 20263 min di lettura
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Dopo Vannacci, il bivio di Meloni tra destra estrema e nuova Dc

Il «nuovo conservatorismo» di Giorgia Meloni, come è stato battezzato sulla stampa estera, potrebbe essere costretto a cambiare marcia. Dopo l’addio del generale Roberto Vannacci alla Lega, il centrodestra italiano si trova davanti a un bivio: la scelta tra la radicalizzazione e la normalizzazione, ovvero tra la rincorsa al fianco estremo e lo scivolamento dell’agenda verso il centro dello schieramento.

Il rischio di uno spostamento a destra del baricentro politico

«Sotto il profilo generale – spiega Fulvio Lorefice, political risk analist di Bistoncini Partners – la nascita di Futuro Nazionale potrebbe rappresentare un’ulteriore tappa dello spostamento a destra del baricentro politico in Italia: Fratelli d’Italia e Lega, all’esito delle elezioni del 2022, avevano 184 deputati (pari al 46% dei componenti dell’assemblea), mentre nel 1994 erano 226 (pari al 35,87%). Assumendo che Futuro Nazionale si collochi al di fuori della maggioranza attuale, come assicurato anzitutto dalla Lega, il primo rischio è la radicalizzazione dell’attuale maggioranza e al suo interno, più in particolare, di Fratelli d’Italia».

I costi della radicalizzazione

Ma inseguire Vannacci sul terreno della “radicalità” – innanzitutto sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e del sostegno all’Ucraina – potrebbe inficiare, secondo Lorefice, «il grande investimento politico fatto da Meloni nei riguardi del “collateralismo bianco” (Cisl, Coldiretti, Comunione e Liberazione) con il ritorno positivo che ne è conseguito». Perché è stata innegabile la capacità della premier di coprire l’area di centro senza lasciare spazio a un’efficace concorrenza da destra, come quella di Matteo Salvini dell’ultimo triennio.

Una destra trumpizzata fino in fondo?

L’altro grande interrogativo è quanto il nuovo movimento vannacciano possa affermarsi come un tentativo di trumpizzare la destra italiana. «Il rapporto di Meloni con la galassia trumpiana – commenta Lorefice – è stato finora quasi un vinci-vinci. Ha beneficiato cioè del fenomeno fino a quando è stato remunerativo in termini di consenso, limitandosi ad importare elementi circoscritti e per lo più cosmetici della proposta e dell’immaginario Maga». Ma davanti alle posizioni più estreme – la minaccia di annettere la Groenlandia, ad esempio – Meloni ha preso le distanze, abbracciando con i partner tedeschi e francesi il pragmatismo europeo in difesa della Danimarca e della sovranità territoriale della Groenlandia. «Il lancio di un’offerta politica da parte di Vannacci, invece, potrebbe imporre a Meloni e a Fratelli d’Italia di fare i conti fino in fondo con l’universo trumpiano e i relativi cascami politici, con i costi che si possono immaginare».

«Sbriciolare il consenso potenziale» dei vannacciani

Alcune contromosse si renderanno comunque inevitabili, da qui in avanti, anche considerando il tempo che manca alle elezioni politiche del 2027 e che consente a Vannacci di organizzare le sue truppe in Parlamento e sui territori e di crescere. «Non stupirebbe – sostiene Lorefice – la promozione ex novo di proposte politiche, dentro e fuori alla coalizione di centro-destra, assimilabili a Futuro Nazionale, con l’obiettivo di “sbriciolare” quest’area di consenso potenziale e “drenare” o “deviare” i voti alle politiche». Quanto pesi quest’area è, però, tutto da vedere.

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