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Economia

dove partirebbero i razionamenti in Italia. La crisi carburanti

Sala StampaDi Sala StampaAprile 7, 20264 min di lettura
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dove partirebbero i razionamenti in Italia. La crisi carburanti

Ancora non se ne parla in via ufficiale ma termine lockdown energetico comincia a serpeggiare, dopo che il commissario europeo all’energia, Dan Jørgensen, ha esortato gli Stati membri a “prepararsi tempestivamente” a uno scenario più critico. E dunque, lo spettro del razionamento, che costituirebbe l’esito di una situazione estrema – al momento ancora ipotetica – in cui governi o autorità impongono limitazioni obbligatorie ai consumi di energia (elettricità, gas, carburanti) per evitare una crisi grave o un collasso del sistema. 

Lockdown, è un’espressione giornalistica che richiama direttamente il 2020: con il lockdown pandemico per l’epidemia di Covid che ha chiuso dentro casa l’Italia. Solo che in quest’ipotesi – energetico – invece di limitare le persone, si limiterebbero le attività, consumi e servizi energetici. 
 

Covid in Cina, lockdown a Shenyang ( STR/AFP via Getty Images)

Cosa potrebbe accadere
In pratica potrebbe tradursi in una riduzione obbligatoria dei consumi domestici, per iniziare, poi un probabile stop o rallentamento di alcune industrie – tentando di “selezionare” quelle strategiche per la tenuta economica del paese – di certo, limitazioni su riscaldamento, illuminazione o mobilità. Questo a grandi linee.  Ma su quali settori, potrebbe sostanziarsi un razionamento, ancora non è stato comunicato in via ufficiale dalle istituzioni.

Bolognesi a piedi o in biciletta durante una delle prime domeniche ecologiche inaugurate durante l'Austerity - 1973

Bolognesi a piedi o in biciletta durante una delle prime domeniche ecologiche inaugurate durante l’Austerity – 1973 (Ansa)

Crisi energetica del 1973

Crisi energetica del 1973 (Raiuno)

Il precedente storico: cosa accadde negli anni ’70
Per capire cosa potrebbe significare davvero un lockdown energetico, è utile guardare a quanto accadde negli anni ’70, durante la prima grande crisi petrolifera. Nel 1973, in seguito alla guerra del Kippur, i Paesi arabi produttori di petrolio decisero di ridurre le esportazioni verso l’Occidente, causando un’impennata dei prezzi e una forte scarsità di energia.

Lo spettro del 1973: la crisi energetica che terrorizzò il mondo
 

Un’epoca diversa
Anche in Italia furono introdotte misure drastiche: divieto di circolazione delle auto, riduzione dell’illuminazione pubblica e limiti al riscaldamento. Si trattava, di fatto, di una forma di razionamento energetico per gestire l’emergenza. Rispetto a oggi, il contesto è diverso: le economie sono più diversificate e le fonti energetiche più varie, soprattutto grazie alle rinnovabili. Tuttavia, quella crisi dimostra che, in situazioni estreme, i governi possono intervenire drasticamente sui consumi. 

Che comunque, rispetto al 1973, sono aumentati in modo enorme rispetto a 50 anni fa (non c’era internet, l’Ai, la domotica, i cellulari e la diffusione massiccia dei condizionatori d’aria, tanto per fare qualche esempio).

Nonni digitali

Nonni digitali (Pixabay)

Adolescenti con lo smartphone - immagine generica

Adolescenti con lo smartphone – immagine generica (Ansa)

Crisi energetica, l’Ue suggerisce misure di austerity: cosa può succedere 
 

L’alert dell’Europa: ecco le misure suggerite 
Tra le misure suggerite dal Commissario Ue all’energia (non ancora obbligatorie) si punta soprattutto sui trasporti e sull’uso dei carburanti:
1) Ridurre l’uso di diesel e carburanti per l’aviazione
2) Incentivare smart working e lavoro da remoto
3) Limitare gli spostamenti non necessari
4) Favorire trasporto pubblico e car sharing
5) Valutare limiti di velocità più bassi
6) Scoraggiare i voli quando esistono alternative

Imprese energivore Italia

Imprese energivore Italia (Istat)

Ma sono iniziative, inviti, ancora non obbligatori e che non lambiscono forse, il vero centro del consumo energetico da grandi numeri che coinvolge tutta l’Europa (e l’Italia), che riguarda altri settori definiti strategici.

Le aziende energivore a rischio per l’Italia
Secondo uno studio Istat dello scorso anno, relativo ai dati del 2023, in ordine di potenza energetica impiegata, ecco le imprese maggiormente energivore – ossia che consumano maggiormente energia – dell’Italia: al primo posto, le attività metallurgiche – acciaierie – in cima alla lista. Poi, fabbricazione di “articoli in gomma e materie plastiche”, a seguire lavorazione minerali non metalliferi ed al quarto le industrie alimentari, di bevande e tabacco.

Si tratta dei settori senza i quali, l’economica del paese smette di girare, e quindi devono essere necessariamente alimentate nonostante la crisi energetica, assieme ai settori pubblici come ospedali, difesa militare, illuminazione pubblica, e trasporti.

Lo studio Istat del 2025 su imprese energivore del sistema produttivo italiano
 

Le misure già adottate da altri Paesi
Alcuni Paesi hanno già adottato misure drastiche: in Bangladesh università chiuse e blackout programmati, in Myanmar auto a giorni alterni e carburante razionato, in Slovenia limiti diretti all’acquisto di carburante.

Altrove si cerca di cambiare le abitudini quotidiane: in Thailandia meno aria condizionata e niente giacche negli uffici, in Vietnam inviti a usare meno l’auto e più mezzi pubblici o biciclette, in Egitto chiusure anticipate e smart working per ridurre i consumi.

In altri casi si punta sugli incentivi: in Australia trasporti pubblici gratuiti, nelle Filippine settimana lavorativa ridotta e sussidi ai trasporti.
 

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