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Home » È tornata la poliomelite in Europa e in Italia? Ecco perché il virus circola di nuovo
Salute

È tornata la poliomelite in Europa e in Italia? Ecco perché il virus circola di nuovo

Sala StampaDi Sala StampaDicembre 4, 20254 min di lettura
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È tornata la poliomelite in Europa e in Italia? Ecco perché il virus circola di nuovo

Una recente notizia dalla Germania ha sollevato nuove preoccupazioni: il virus selvaggio della poliomielite è stato trovato in un campione di acque reflue nella città di Amburgo. Che cosa significa? Dobbiamo preoccuparci anche in Italia? La poliomielite è una malattia altamente contagiosa causata da un virus che si trasmette per via oro-fecale, spesso attraverso acqua o cibo contaminati. Nella maggior parte dei casi non provoca sintomi, ma in una piccola percentuale il virus penetra nel sistema nervoso centrale e causa una paralisi permanente, soprattutto nei bambini piccoli, che sono i più vulnerabili. Dopo decenni di impegno sanitario globale, l’Europa è stata dichiarata libera dalla trasmissione endemica del virus selvaggio nel 2002. Con “virus selvaggio” si intende il poliovirus nella sua forma naturale, cioè non modificata o derivata da vaccini. È il ceppo originario che ha storicamente causato epidemie di poliomielite in tutto il mondo. A differenza dei poliovirus derivati dal vaccino orale (virus attenuati che in rare circostanze e in presenza di basse coperture vaccinali possono mutare e acquisire la capacità di diffondersi), il virus selvaggio è sempre potenzialmente pericoloso. Attualmente, i ceppi selvaggi circolano ancora in modo endemico solo in alcune aree dell’Asia, come Afghanistan e Pakistan.

E’ vero che la poliomielite è tornata in Europa?

Sì, è vero che il virus della poliomielite è stato recentemente rilevato in Europa. Nel dettaglio, un campione di acque reflue raccolto ad Amburgo ha evidenziato la presenza del poliovirus selvaggio di tipo 1. Si tratta del primo caso di questo tipo in Europa dal 2010. La sequenza genetica del virus coincide con quella di un ceppo identificato in Afghanistan, dove la polio è ancora endemica. Il rilevamento è avvenuto grazie a un sistema di sorveglianza ambientale molto efficace. Non sono stati segnalati casi clinici di malattia in Germania, e le autorità sanitarie hanno ribadito che il rischio per la popolazione rimane molto basso grazie all’elevata copertura vaccinale.

Dobbiamo preoccuparci anche in Italia?

In Italia non ci sono stati casi di poliomielite da virus selvaggio da oltre quarant’anni. Il nostro Paese utilizza il vaccino inattivato (IPV), che protegge in modo efficace dalle forme gravi della malattia ma non blocca del tutto la trasmissione del virus. La rilevazione del virus in Germania è quindi un segnale importante: ci ricorda che finché il virus circola nel mondo, c’è sempre la possibilità che venga reintrodotto anche in aree considerate libere dalla malattia. Inoltre, la presenza di persone non vaccinate, anche se minoritaria, rappresenta una vulnerabilità reale.

Come si spiega il ritorno del virus in Europa?

Come già detto in apertura, con “virus selvaggio” si indica il poliovirus che circola in natura, non modificato dall’uomo: è il virus “originale” che in passato ha causato le grandi epidemie di poliomielite in tutto il mondo. Il virus selvaggio non si trasmette più in Europa, ma può essere importato da Paesi dove è ancora presente, come Afghanistan e Pakistan. Nei vaccini orali, invece, si usa un poliovirus vivo ma attenuato, cioè reso molto meno aggressivo, che serve a stimolare le difese senza provocare la malattia nelle persone vaccinate. In contesti con coperture vaccinali molto basse questo virus attenuato può, molto raramente, cambiare (mutare), riacquistare la capacità di diffondersi e, in casi eccezionali, causare malattia: si parla allora di “poliovirus derivati dal vaccino”. Il virus selvaggio, al contrario, possiede fin dall’inizio una piena capacità di diffondersi e di causare forme gravi di poliomielite. Il caso di Amburgo non è stato accompagnato da casi clinici, ma è la prova che una persona infetta, probabilmente asintomatica, è passata per la città. La poliomielite, infatti, non causa sintomi nella maggior parte dei casi, ma il virus può comunque essere eliminato con le feci. Se esistono comunità con basse coperture vaccinali, il rischio di trasmissione aumenta. Non è la prima volta che accade di trovare poliovirus nelle acque di scarico: negli ultimi anni, virus derivati dal vaccino orale (non più utilizzato in Europa, ma ancora usato in altri Paesi) sono stati trovati nelle acque reflue di diversi Paesi europei, tra cui Regno Unito (ne avevamo parlato qui) Polonia, Spagna e Germania stessa.

Cosa possiamo fare per proteggere noi stessi e i nostri figli?

La misura più importante resta la vaccinazione. Il vaccino contro la poliomielite è parte del calendario vaccinale italiano ed è obbligatorio per i bambini. Assicurarsi che i propri figli abbiano completato il ciclo vaccinale è il modo più efficace per proteggerli. Anche gli adulti possono chiedere al proprio medico se sia necessario un richiamo, soprattutto in caso di viaggi in Paesi dove la polio è ancora presente. È importante anche mantenere alta l’attenzione sulla sorveglianza: i sistemi sanitari devono poter rilevare precocemente ogni segnale di ritorno del virus. Non si tratta di allarmarsi, ma di restare vigili e informati.

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