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Salute

Effetto Trump, i nuovi farmaci arrivano di meno in Europa e in Italia

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 23, 20264 min di lettura
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Effetto Trump, i nuovi farmaci arrivano di meno in Europa e in Italia

Lo tsunami scatenato dal presidente Usa Donald Trump un anno fa sul pianeta dei farmaci comincia a lasciare il segno visto che oltre un terzo dei nuovi medicinali approvati Oltreoceano non sono arrivati in Europa e dunque in Italia. La controversa clausola Most favoured Nation lanciata dal tycoon americano il 12 maggio 2025 che impone alle aziende farmaceutiche di allineare i prezzi americani, normalmente più alti, a quelli praticati negli altri Paesi sviluppati – tra questi anche il nostro – ha fatto crollare del 35% l’arrivo nel Vecchio Continente delle nuove terapie rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le grandi aziende del Pharma di fronte al rischio di un boomerang hanno deciso infatti di ritardare l’ingresso dell’innovazione nei Paesi europei. E il rischio concreto è che qualche azienda rinunci addirittura ai mercati europei perché appunto non più convenienti, a meno che i prezzi non vengano rialzati come a esempio ha deciso di fare la Gran Bretagna che li ha fatti aumentare del 25 per cento.

Uno scenario, questo, che preoccupa l’Europa tanto che i ministri della Salute nei giorno scorsi hanno deciso di affidare alla Commissione Ue il compito di capire se il meccanismo «Mfn» stia provocando ritardi nei lanci, aumenti significativi dei prezzi e un accesso ridotto ai farmaci innovativi per i pazienti europei. I Paesi insomma vogliono risposte su «come funziona e quale impatto generale ha sui mercati dell’Ue», ha spiegato il commissario alla Salute Olivér Várhelyi. Che vuole chiudere presto il dossier: «Vogliamo essere rapidi, il che significa anche prima dell’estate», ha aggiunto il commissario.

Secondo i recenti dati diffusi da Global Data il crollo dei nuovi lanci in tutta Europa nei 10 mesi successivi all’ordine esecutivo di Trump è stato del 35% rispetto ai 10 mesi precedenti. Un crollo che cresce al 37% se si prende in considerazione il gruppo ristretto di Paesi europei messi sotto la lente dall’amministrazione Usa (tra cui c’è anche l’Italia oltre a Danimarca, Germania, Francia, Svizzera e Uk) e aumenta addirittura al 43% prendendo in considerazione tutti e 14 i Paesi europei a cui la Casa Bianca guarda con attenzione per abbassare i prezzi Oltreoceano. L’obiettivo scritto nero su bianco su un documento messo a punto dal Consiglio dei consulenti economici di Trump è di ottenere con questa manovra di allineamento dei prezzi ben 600 miliardi di dollari di risparmi sui farmaci nei prossimi 10 anni. E che su questa faccenda gli Stati Uniti facciano davvero sul serio lo dimostra il fatto che proprio nei giorni scorsi hanno avviato un’indagine sulle politiche relative ai prezzi dei farmaci della Germania che negli ultimi mesi sta approvando sconti sui medicinali, una inchiesta annunciata dal rappresentante per il Commercio americano Jamieson Greer che segue mesi di colloqui con «partner tedeschi nel tentativo di risolvere il problema». L’indagine è condotta sotto la Section 301, che consente agli Usa di agire contro i Paesi che impongono ingiuste barriere commerciali.

Ovviamente questi sono solo primi segnali, tutti ancora da valutare nei loro effetti nel medio-lungo periodo. Per l’Italia – secondo Global data la riduzione dei lanci sarebbe passata da 99 a soli 33 nuovi medicinali in 10 mesi – il rischio è che i pazienti siano esclusi o si vedano arrivare tardi nuove terapie innovative. Già oggi dopo l’ok dell’Ema – l’Agenzia Ue dei medicinali – nel nostro Paesi si aspetta in media più di un anno, a cui si aggiungono i tempi delle autorizzazione delle Regioni che hanno bisogno in media di altri 165 giorni per renderli disponibili ai pazienti. Con il tempo che – come emerge dal progetto «Osservatorio Regional Access» promosso da Pharma Value in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Milano che sarà presentato oggi – varia tra 100 e 400 giorni a seconda della Regione: insomma a parità di diritto, l’attesa può essere fino a 4 volte più lunga.

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