È attesa – forse già entro questa settimana – la formulazione della manifestazione di interesse per l’area a freddo dell’ex Ilva, che sarà siglata da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai.
A quanto risulta al Sole-24 Ore, la manifestazione di interesse non vincolante avrà una forma aperta, permettendo alle diverse imprese siderurgiche italiane di inserirsi mano a mano che, con la riapertura delle attività industriali e finanziarie, i loro vertici definiranno l’entità dell’impegno che ciascuna può garantire.
Il dubbio sull’area a caldo
Intanto, mentre la cordata italiana sta accelerando, il contesto generale inizia ad assorbire gli effetti della decisione dei commissari di rivolgersi alla Corte di Cassazione chiedendo un giudizio di legittimità sulla sentenza (di secondo grado) emessa dal tribunale di Milano. La decisione del tribunale di Milano ha rimodulato lo scenario, eliminando dal campo di gioco l’area a caldo. Da questa rimodulazione, è sortita anche la decisione della cordata italiana di procedere a una manifestazione di interesse. Il timore – raccolto dal Sole24 Ore in ambienti ministeriali e politici – è che un eventuale pronunciamento della Corte di Cassazione favorevole al ricorso dei commissari possa riazzerare tutto. A quel punto, che cosa succederebbe?
La decisione dei commissari sembra essere nata, anche, dalla necessità di tranquillizzare le imprese fornitrici che lavorano per l’area a caldo e che, quindi, vantano crediti e hanno contratti in corso. Il punto sarebbe, infatti, il rischio che – con un perfezionamento di diritto e di fatto della cancellazione dell’area a caldo – si vanificherebbero i contratti, portando le aziende ad aprire un contenzioso con le amministrazioni straordinarie.
A quanto risulta al Sole24Ore, le imprese che operano con l’area a caldo sono una ventina, con 2mila addetti impegnati in lavorazioni e in servizi connessi proprio al ciclo integrale. In particolare, sono dieci le aziende in condizioni critiche. Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi stanno monitorando giorno dopo giorno, ora dopo ora le ripercussioni del decreto della Corte d’Appello di Milano.











