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Home » Ex Ilva, vertice a Palazzo Chigi sulla chiusura dell’area a caldo
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Ex Ilva, vertice a Palazzo Chigi sulla chiusura dell’area a caldo

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 28, 20263 min di lettura
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Ex Ilva, vertice a Palazzo Chigi sulla chiusura dell’area a caldo

Un tavolo tecnico tra ministeri, sindacati e amministrazioni locali si metterà al lavoro già nella prossima settimana, probabilmente martedì al Mimit, per vedere quali alternative sono possibili dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano che il 27 luglio ha stabilito che entro 90 giorni va fermata l’attività dell’area a caldo del siderurgico di Taranto a causa delle emissioni di polveri sottili, PM 10 e PM 2,5, e della presenza di amianto.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Tutti i sindacati, dopo il vertice di oggi a Palazzo Chigi con il sottosegretario alla presidenza, Mantovano, e i ministri Giorgetti (Economia), Urso (Imprese) e Calderone (Lavoro), parlano di un piano straordinario da condividere tra Governo, organizzazioni dei lavoratori e istituzioni locali. Piano che dovrà cercare di trovare delle soluzioni che tengano insieme i vari aspetti del problema: la necessità di salvare in qualche modo l’ex Ilva, il futuro dei lavoratori, gli ammortizzatori sociali e gli altri strumenti di sostegno e copertura e i nuovi progetti industriali di cui c’è bisogno per attenuare il taglio che comunque la fabbrica dell’acciaio avrà e che avrebbe comunque avuto con la decarbonizzazione dei forni elettrici al posto degli altiforni.

Mantovano: non c’è decisione assunta, né esito prestabilito

«Non vi è alcuna decisione già assunta, né alcun esito prestabilito. Saranno prese in esame tutte le ipotesi di lavoro senza pregiudizi e senza scelte predefinite», sintetizza alla fine del confronto il sottosegretario Mantovano. Circa il piano straordinario sollecitato nell’incontro, Mantovano dice che «affinché non rimanga uno slogan, ma si traduca in un progetto concreto, è necessario definirne con chiarezza i presupposti, a partire da un’approfondita valutazione tecnica delle ricadute del decreto della Corte d’Appello di Milano. Occorre, inoltre, verificare la possibilità di coinvolgere ulteriori investitori, a partire da quelli italiani, e analizzare congiuntamente tutte le ulteriori ipotesi di investimento riguardanti Taranto, nonché le risorse disponibili a sostegno di tali interventi. Ciò anche nella prospettiva di garantire un futuro occupazionale a coloro che, in conseguenza della situazione determinatasi, dovessero perdere il lavoro. È altresì necessario rafforzare – prosegue Mantovano – il coinvolgimento degli enti territoriali, in particolare della Regione Puglia e del Comune di Taranto. L’intero percorso dovrà condurre all’elaborazione di proposte concrete, a partire dal contributo delle organizzazioni sindacali”.

In avvio di riunione, il sottosegretario alla presidenza evidenzia che il decreto della Corte d’Appello di Milano «inibisce le attività produttive, dunque un decreto di sospensione delle attività, non di fissazione di condizioni per proseguire».

Possibile un nuovo bando di gara solo sull’area e freddo

E più avanti nella discussione, Mantovano dice che serve «riparametrare» la gara per cedere l’ex Ilva sull’area a freddo. Il che viene interpretato come necessità di un nuovo bando di gara per l’ex Ilva dopo i due già lanciati a luglio 2024 ed agosto 2025, visto che non è più sul mercato una realtà produttiva composta dall’area a caldo di Taranto e dalle aree a freddo di Taranto e degli altri stabilimenti, in quanto l’area a caldo viene stoppata entro 90 giorni dai giudici di Milano, ma solo dalle singole aree a freddo.

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