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Farmaci, strumenti di previsione e giuste prescrizioni per contenere la spesa

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 26, 20264 min di lettura
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Farmaci, strumenti di previsione e giuste prescrizioni per contenere la spesa

«Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare», scriveva Seneca. È un principio che vale anche per le politiche sanitarie e industriali: senza una direzione chiara, senza programmazione e senza stabilità di governo e regolatoria, non può esserci né sostenibilità della spesa pubblica né attrattività per gli investimenti.

Il settore farmaceutico è, per sua natura, uno dei più sensibili all’incertezza normativa. È un comparto che richiede orizzonti lunghi, regole prevedibili e dati affidabili. La stabilità dell’azione di Governo consente oggi di affrontare questo nodo strutturale non con misure spot, ma con riforme orientate a una visione di sistema. In questa cornice si collocano le scelte sulla riorganizzazione della distribuzione dei medicinali e la riforma della legislazione farmaceutica che ho inteso avviare con il Testo Unico. La spesa farmaceutica in Italia è oggetto di un monitoraggio continuo e certificato. Per legge, l’unica autorità competente a validare i dati è l’Agenzia Italiana del Farmaco. Questo impianto consente non solo il controllo consuntivo, ma anche la costruzione di scenari previsionali utili alla pianificazione delle politiche sanitarie e industriali. Il trasferimento di alcune classi di farmaci dalla distribuzione diretta ospedaliera e per conto alla farmacia convenzionata rientra in una strategia di medio periodo che mira a semplificare i percorsi di accesso alle cure per il cittadino, migliorare l’efficienza organizzativa del sistema, rafforzare l’assistenza territoriale e riportare le funzioni ospedaliere sulla dimensione clinica.

Dal punto di vista contabile, non si registra alcun incremento della spesa pubblica riconducibile né al cambio di canale distributivo di alcune classi di antidiabetici avviata con la Legge di Bilancio 2024, né alla nuova remunerazione delle farmacie. Le risorse destinate ai medicinali interessati dalla riclassificazione erano già integralmente imputate al tetto degli acquisti diretti; il passaggio alla convenzionata attribuisce ad un altro tetto la medesima spesa, non l’introduzione di nuovi oneri per la finanza pubblica. Nel caso delle gliflozine, il processo di riclassificazione è stato accompagnato da una rinegoziazione al ribasso dei prezzi che le aziende produttrici responsabilmente hanno accordato, consapevoli della portata della riforma. Questo ha determinato un risparmio di 9,2 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale in un solo trimestre, pari a circa 36 milioni su base annua.

Ora, costruire stime basate su singoli prodotti e proiettarle sull’intera classe terapeutica delle glifozine – composta da 29 molecole con condizioni di prezzo eterogenee – produce risultati metodologicamente non rappresentativi e non utili alla programmazione. L’aumento della spesa convenzionata rilevato nei primi nove mesi del 2025 è imputabile principalmente alla diffusione di terapie più innovative ed efficaci. È una dinamica coerente con un sistema sanitario che orienta le risorse verso soluzioni a maggiore valore clinico. Il nodo non è comprimere l’innovazione, ma governarne l’impatto economico attraverso strumenti di previsione e di appropriatezza prescrittiva. In questo quadro si colloca anche il tema del payback farmaceutico, disciplinato dalla normativa vigente come strumento di compensazione degli scostamenti rispetto ai tetti di spesa. Un meccanismo introdotto in una fase emergenziale e progressivamente divenuto strutturale, con effetti rilevanti sulla prevedibilità dei flussi finanziari e sulla capacità di programmazione industriale, oggi oggetto di attenzione anche da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Questo conferma la necessità di superare una logica meramente compensativa e di costruire un sistema più coerente con la programmazione sanitaria e con le esigenze di stabilità del settore produttivo, mantenendo in equilibrio sostenibilità finanziaria e accesso all’innovazione. L’accesso al farmaco non si tutela irrigidendo classificazioni nate in contesti diversi, né alimentando contrapposizioni tra attori della filiera. Si tutela ricomponendo i livelli programmatorio, clinico e organizzativo in una visione unitaria, fondata su dati certificati, regole stabili e responsabilità condivise. È questo il passaggio che oggi siamo chiamati a compiere: dalla gestione ex post degli scostamenti alla costruzione ex ante delle condizioni di equilibrio, per rendere compatibili diritto alla cura, competitività e sostenibilità.

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