Sta di fatto che dall’8 aprile, quando è improbabile che la crisi del greggio sarà risolta, è previsto che l’Italia torni alla vecchia tassazione. E quindi ai primi posti dell’Ue, dove adesso – senza il nostro Paese – ci sono Danimarca (1,006 euro al litro), Irlanda (97,6 centesimi al litro) e Germania (97,4 centesimi al litro).
La situazione per la benzina
Per la benzina la situazione è un po’ diversa. Perché l’Italia applica una tassazione di un euro per ogni litro (il prezzo alla pompa è di 1,819 euro), che la colloca all’ottavo posto nell’Ue. Questo fa in modo che, con il taglio inserito nel decreto, la tassazione sulla verde sarà tra le più basse. Si tratterà di circa 75 centesimi al litro. Numeri simili alla Spagna e, comunque, superiori soltanto a Malta, Polonia, Ungheria, Cipro e Bulgaria. Gruppo a cui l’Italia si aggiungerà, però, solo per venti giorni.
Così i carburanti in Italia sono cari (anche se crescono di meno)
E quindi l’Italia tornerà ad avere i carburanti tra i più cari in Europa, anche se dal pre-guerra in Iran i prezzi sono aumentati di meno rispetto agli altri Paesi. Dal 23 febbraio, quello del gasolio è cresciuto del 19,5% (15° posto nell’Ue) mentre quello della benzina del 10% (18° posto). Niente a che vedere con il boom che si è registrato in Spagna (+29,1% il gasolio e 16,1% la benzina) e comunque meno di Francia (+22,3% e +11%) e Germania (+23,8% e +14,3%). Eppure, nei distributori gli automobilisti italiani pagano più degli altri. Cioè 2,033 euro per un litro di gasolio (quinto posto nell’Ue) e 1,819 euro per un litro la benzina (ottavo posto).










