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Home » Gaza, allarme degli oncologi: amianto nel 15% delle rovine
Salute

Gaza, allarme degli oncologi: amianto nel 15% delle rovine

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 18, 20263 min di lettura
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Gaza, allarme degli oncologi: amianto nel 15% delle rovine

Ucraina, prevenzione in bilico

Molto diversa la situazione in Ucraina, dove, nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l’accesso alle cure oncologiche essenziali, nelle aree controllate dal Governo, è stato in gran parte ripristinato entro 6 mesi dall’invasione russa, avvenuta nel febbraio 2022. Oggi la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al proprio domicilio, mentre coloro che necessitano di farmaci innovativi o terapie non disponibili continuano a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all’assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell’Unione europea.

«La rapida ripresa dell’Ucraina evidenzia il valore della mobilità transfrontaliera strutturata, del coordinamento centralizzato e della collaborazione internazionale, modelli che potrebbero migliorare l’assistenza oncologica anche in altri contesti bellici – afferma Francesco Perrone, Presidente Fondazione Aiom -. Ciononostante, diverse sfide a lungo termine minacciano la ripresa postbellica della cura del cancro nel Paese. Il sistema sanitario ucraino oggi è completamente dipendente da sovvenzioni e prestiti internazionali per sostenere i servizi essenziali, compresa l’assistenza oncologica, poiché le entrate interne sono in gran parte destinate alla difesa. L’incertezza sui finanziamenti a lungo termine può mettere a repentaglio i programmi di prevenzione, diagnosi e trattamento del cancro».

«Nei contesti di guerra, prevale la preoccupazione per la sopravvivenza immediata, pertanto screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano – continua Perrone -. Questo determina una riduzione delle diagnosi precoci e, in pochi anni, un incremento della mortalità per tumore evitabile. In secondo luogo, si interrompono gli studi clinici e la continuità terapeutica, anche per le difficoltà di spostamento dei pazienti, la riconversione degli ospedali verso la medicina d’urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci. Preoccupa che l’attacco alle strutture sanitarie sia sempre più frequente nei conflitti a livello globale, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra». Oltre alla distruzione dell’ospedale turco-palestinese a Gaza, va ricordato l’attacco russo nel luglio 2024 contro il centro di oncologia pediatrica più grande dell’Ucraina, l’Okhmatdyt Hospital di Kiev, nel quale sono rimasti feriti 300 pazienti pediatrici e 600 sono stati evacuati.

La biosfera tossica della guerra

«Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una “biosfera della guerra” nella quale l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie – sottolinea Rossana Berardi, Presidente eletto Aiom -. Salute dell’ambiente e delle persone sono strettamente legate, in un approccio One Health. In particolare, l’amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati. Anche in Ucraina, questo materiale è stato utilizzato in maniera estensiva in edilizia fino a tempi recenti – continua Rossana Berardi -. Nel Paese, infatti, è stato vietato solo nel 2017, in Italia nel 1992. Lo United Nations Office for Disaster Risk Reduction ritiene che circa il 60% dei tetti in Ucraina sia rinforzato con amianto. La massiccia distruzione degli edifici sta creando milioni di tonnellate di detriti pericolosi. Dalle macerie e durante i crolli e incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto vengono rilasciate in atmosfera dove sono respirate dalla popolazione. I danni non sono quantificabili nel breve termine, ma saranno evidenti fra decenni, perché la latenza fra l’esposizione all’asbesto e lo sviluppo dei tumori correlati è di oltre 40 anni. L’impatto complessivo sulla salute di queste guerre non si fermerà per generazioni».

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