Sull’innovazione i giovani imprenditori sono pronti a fare la loro parte. Per questo chiedono un patto di corresponsabilità per la competitività delle nuove imprese: un’alleanza stabile tra istituzioni, imprese, università, centri di ricerca e investitori. È questo il messaggio lanciato dal presidente del gruppo Giovani imprenditori di Unindustria Lazio, Eugenio Samori, dal palco di ARIA, il convegno del gruppo giunto alla sua quarta edizione, dedicata all’intelligenza artificiale: ieri a Ponza c’erano oltre 150 tra imprenditori e rappresentanti istituzionali che hanno parlato della AI e del suo rapporto con il capitale umano.
Durante l’ormai consueto appuntamento di Ponza, è intervenuta Maria Anghileri, presidente dei Giovani imprenditori Confindustria: «L’Italia – ha detto – può giocare un ruolo di primo piano se saprà portare l’intelligenza artificiale nei settori manifatturieri in cui già eccelle, dalla meccatronica al design. Ma questa rivoluzione si regge su tre pilastri: energia, crescita e competenze. Servono energia stabile e sicura – ha sottolineato – per sostenere data center ad alta intensità, imprese capaci di crescere su scala europea e attrarre capitali, e un intervento concreto per colmare il divario di competenze. Le scelte dei prossimi 12-24 mesi determineranno se l’Italia saprà cogliere questa opportunità o resterà indietro».
Fausto Bianchi, presidente della Piccola industria di Confindustria, nel suo intervento ha ricordato come l’AI sia «una leva strategica per far crescere le imprese e rafforzare la competitività del Paese, non è solo una tecnologia. Ma senza persone preparate, competenze diffuse e qualità imprenditoriale, resterà uno strumento incompiuto. Per questo – ha precisato – continueremo a sostenere le piccole e medie imprese e a chiedere investimenti concreti su giovani, ricerca, università, start up e crescita dimensionale: perché il futuro dell’Italia passa dalla capacità delle nuove generazioni e delle nostre imprese di guidare il cambiamento».
Per Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria, «la sfida non è la tecnologia. È la nostra capacità di abilitarla. Il vero limite non è il software bensì il capitale umano che deve saperlo guidare. Per questo – ha ribadito – non basta comprare intelligenza artificiale, è nostro dovere accompagnare la crescita professionale con una formazione vera, strutturata e non episodica».
Nel suo intervento, Samori ha lanciato, come detto, la proposta di un «Patto di corresponsabilità per la competitività delle nuove imprese: un’alleanza stabile tra istituzioni, imprese, università, centri di ricerca e investitori, con l’obiettivo di rendere il Lazio Regione dell’innovazione e territorio sempre più attrattivo per chi vuole fare impresa». Il presidente dei Giovani imprenditori di Unindustria, ha precisato: «Vogliamo diventare un punto di riferimento per gli imprenditori del futuro e per la crescita delle imprese innovative che già hanno scelto la regione. Dobbiamo diventare un luogo dove le start up decidono di restare e non cercare fortuna all’estero, perché già nella regione trovano tutto ciò che serve loro: una grande capitale internazionale, territori con importanti vocazioni produttive, un ecosistema della conoscenza unico e grandi imprese con cui collaborare e creare partnership strategiche».











