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Grano duro, cresce la produzione ma pesa l’aumento dei costi

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 19, 20263 min di lettura
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Grano duro, cresce la produzione ma pesa l’aumento dei costi

Agricoltori e industriali (molini e pastifici) scommettono ancora sui contratti di filiera del grano duro. A 10 anni dalla loro introduzione i contratti di filiera sono in fase di assestamento e vi è un’aspettativa di crescita che dovrebbe portarli, quest’anno, molto oltre i 150-170 mila ettari attuali, il 15% di tutta la sau nazionale di 1,3 milioni.
Da Foggia, dal Durum Days, edizione numero 11 organizzata da Confcooperative, è emersa la validità dello strumento ed i suoi plus – certezza di reddito per il cerealicoltore, produzione collocata sul mercato, pratiche coerenti con le richieste dell’industria, approvvigionamento costante per la trasformazione – e la sua capacità di stabilizzare, anche in virtù dei nuovi interventi normativi ministeriali con i relativi stanziamenti.

Lo strumento, che lega le parti per 3 anni e prevede un aiuto ministeriale ad ettaro, deve però misurarsi con l’aumento dei costi produttivi (carburanti, fertilizzanti come l’urea passata da 300 a 800 euro) la volatilità dei prezzi (bassissimi) ed il sostanziale calo di redditività della coltura. Insomma tutti d’accordo sulla loro utilità, come sulla urgenza di un cambio di passo – con adesioni che devono essere convinte e “non solo per ottenere il de minimis ministeriale”, avverte Pellegrino Mercuri, Presidente Cia Capitanata – per renderli più equilibrati e competitivi, obiettivo che passa attraverso la collaborazione fattiva ed efficace della filiera grano-pasta.

Una integrazione orizzontale – da ottenere anche creando il tavolo dell’interprofessione come hanno indicato l’unione Pastai, Italmopa e Confagricoltura – e che renda competitiva la filiera e aiuti, grazie al contenuto proteico del grano da incentivare , l’anello finale con la difesa della pasta italiana sempre più aggredita all’estero, «come dalla Turchia – ha detto Margherita Mastromauro, presidente dell’Unione Pastai Food – che sta rubando quote di mercato nel Far East con differenziale di prezzo rispetto a noi del 25%, comprimendo il nostro export nel mondo che quest’anno crescerà solo del 2% e diminuirà, in valore, dell’1%».

Uno scenario difficile in qualche modo compensato da una sostanziale stabilità produttiva della campagna 2025/2026 con una sau che dovrebbe attestarsi su 1,131 milioni di ettari, poche migliaia in meno rispetto al 2024, con una produzione attesa in crescita del 5% -secondo le stime illustrate da Pasquale De Vita del Crea Cerealicoltura di Foggia – a 3,859 milioni di tonnellate (nel 2024 c’era stato un crollo a 3.5 milioni) e rese medie di 34 quintali per ettaro.

Numeri che dicono che «siamo al secondo anno di accumulo di stock di grano duro – come ha spiegato Annachiara Saguatti di Aretè – con prezzi che hanno raggiunto i minimi dal 2019». Uno scenario complesso che si aggiunge ad un mercato mondiale pure in surplus in questa campagna, con stock finali che aumentano e prezzi minimi pluriennali in Ue e Nord America. Diverse le prospettive di Aretè sulla campagna 2026/2027 con produzione Ue in calo del 4%,così in Nord America, aumenti in Nord Africa e Turchia, complessivamente produzione globale stabile e mercato ancora in surplus.

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