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Società

i rischi se non ci si allena

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 14, 20265 min di lettura
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i rischi se non ci si allena

Le Olimpiadi, il fascino della loro storia, dei gesti atletici e delle imprese eroiche. L’adrenalina delle gare e la gioia per le medaglie. Tutto concorre a coinvolgere lo spettatore, a tirare fuori lo spirito patriottico e, in alcuni anche quello sportivo.

Lanciarsi però in avventure sportive senza la preparazione adeguata comporta diversi rischi, che spaziano da infortuni acuti a complicazioni cardiache, specialmente se si è sedentari da tempo o si affronta un’attività troppo intensa. Improvvisarsi atleti, senza progressività, può trasformare un’attività salutare in un pericolo. 

Ne abbiamo parlato con il dottor Andrea Foriglio, osteopata, già membro dell’ European Academy of Osteopathy, divulgatore e Autore Best Seller sui temi del mal di schiena.

  • Partendo dalla passione per lo sci, alimentata in questo periodo dall’ammirare le performance delle Olimpiadi invernali, che differenza c’è, in termini di rischio, tra chi scia ogni weekend e chi fa solo una o due settimane bianche l’anno?

La differenza vera è: “Quanto il tuo corpo è abituato e preparato a quel movimento e gesto fisico?”. Chi scia ogni week-end ha più esposizione, quindi più “occasioni” di farsi male, ma di solito ha anche più adattamento: equilibrio, riflessi, forza specifica e controllo del ginocchio.
Il classico rischio alto è il “weekend sulla neve una volta all’anno”: chi scia poco, magari parte forte, fa tante ore consecutive, e arriva alla terza, quarta discesa già stanco. E quando sei stanco, il ginocchio “collassa” in movimenti brutti (valgismo, torsioni) e l’infortunio arriva. Morale: chi scia 1–2 settimane l’anno deve prepararsi prima, perché il rischio “per giornata” spesso è più alto.

  • Per donne e uomini over 35, con vita sedentaria, quali adattamenti consiglia per sciare in sicurezza senza rinunciare al divertimento?”

La regola dovrebbe essere che non si improvvisa l’attività sportiva in montagna se durante la settimana si vive sulla sedia e sul divano. Però si può sciare benissimo, se si usano le giuste accortezze: 

  1. Prima della vacanza (3–4 settimane): 2 allenamenti a settimana di forza base (squat a corpo libero, affondi assistiti, ponte glutei, core) e, magari, camminate in salita. In pista: prime 2 ore “facili”, piste fluide, tecnica pulita. Poi pausa. Perché gli infortuni spesso arrivano quando si vuol strafare a fine mattinata. 
  2. Gestione della fatica: se si sentono le cosce bruciare e si inizia a “sedersi” sugli sci, bisogna fermarsi. La fatica cambia la biomeccanica, e il ginocchio poi ne risente.
  3. Assetto: le ginocchia devono “seguire” i piedi, non collassare verso l’interno. Se non lo si sa fare, una lezione tecnica vale più di mille tutori.
  • Lei è considerato l’osteopata dei VIP, perché tanti personaggi del mondo dello spettacolo si affidano alle sue cure. In che modo una valutazione osteopatica pre-stagione può ridurre il rischio di infortunio al ginocchio?

Io la chiamo “tagliando biomeccanico”. Una valutazione osteopatica pre-stagione serve a individuare le compensazioni fisiche che ci si porta dietro: rigidità di caviglia, anca bloccata, bacino asimmetrico, cicatrici, vecchi traumi… tutte cose che ti fanno sciare “storti” anche se non se ne ha contezza.
L’obiettivo è mettere il corpo nelle condizioni migliori per esprimere controllo e forza, e poi abbinarci esercizio progressivo. È esattamente il concetto di prevenzione e postura che porto avanti da anni nel mio approccio e nel mio metodo “Da Zero a Benessere”.

  • Se dovesse lasciare al pubblico un protocollo “salva-ginocchia” in 3 regole pratiche da applicare da subito, quali sceglierebbe?
  1. Mai prima discesa “a freddo”: 3–4 minuti di attivazione sempre.
  2. La fatica è il vero nemico: quando perdi controllo, ti fermi.
  3. Progressione: Aumenti difficoltà e velocità solo quando ti senti stabile.

Con queste 3 regole, si alza tantissimo la soglia di sicurezza.

Osteopatia (Dott. Andrea Foriglio)

Passando ad un argomento che affligge gli italiani,  il mal di schiena, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet spiega che questo disturbo nel 2015 supererà l’Alzheimer come patologia invalidante. E’ un dolore spesso trascurato, anche se costringe a stare a casa 1 italiano su 3 ogni anno, in termini di assenza dal lavoro.

  • Quali sono i 3 campanelli d’allarme che non vanno mai ignorati quando il mal di schiena inizia a ripresentarsi?

Tre segnali che meritano attenzione medica senza aspettare sono:

  1. Dolore che scende in gamba con formicolii, perdita di forza o piede che “cede”.
  2. Dolore notturno importante o a riposo, soprattutto se associato a febbre, perdita di peso, malessere generale.
  3. Dolore dopo trauma importante (caduta, incidente) o dolore che peggiora rapidamente giorno dopo giorno.

Un errore che sento spesso nella mia pratica clinica giornaliera è pensare che “prima o poi passa”, oppure “prendo un farmaco e poi vediamo”. Se si ragiona in questo modo si rischia di far diventare la problematica cronica…

Secondo l’Istat sono 8,6 milioni le persone che in Italia hanno difficoltà motorie, di cui 3,4 milioni con difficoltà gravi, e 5,5 milioni le persone che ricorrono a terapie. Già l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a fine 2022, segnalava come il 40% della popolazione europea e il 47% della popolazione italiana avesse necessità di ricevere un intervento riabilitativo.

  • Una delle idee che l’ ha reso celebre è il suo #dottforigliointour: un viaggio itinerante per visitare i pazienti per l’Italia e l’Europa. Virale sui social, immagino che i follower siano giovani: anche tra loro è così diffuso avere dolori osteo-articolari? 

Assolutamente si, è diffusissimo anche tra i giovani a causa di vita eccessivamente sedentaria, uso prolungato di videogame, social media e smartphone. Il mal di schiena, anche per esperienza personale, può colpire a tutte le età.

  • Quindi l’esercizio fisico progressivo può essere considerato “un’assicurazione” sul futuro della schiena?

L’esercizio progressivo crea tolleranza: muscoli più forti, migliore controllo, articolazioni più fluide e “nutrite” dal movimento, meno recidive. E soprattutto dà una cosa che nessuna terapia può sostituire: resilienza, intesa come resistenza a lungo termine. È il motivo per cui dico sempre: prima lo stile di vita, poi il lavoro manuale. E quando ottieni un risultato, la regola è mantenerlo: il corpo va coltivato ogni giorno, proprio come un orticello in cui dobbiamo vivere per tutta la vita, non “aggiustato” una volta e basta. 

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