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Home » Il centro destra all’attacco sulla decisione di modificare il quesito del referendum sulla Giustizia
Politica

Il centro destra all’attacco sulla decisione di modificare il quesito del referendum sulla Giustizia

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 8, 20263 min di lettura
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Il centro destra all’attacco sulla decisione di modificare il quesito del referendum sulla Giustizia

Il governo non cambia la data del referendum sulla riforma della Giustizia, ma modifica il quesito. E’ questo l’esito del Consiglio dei ministri, convocato ‘ad horas’, a palazzo Chigi. Lo fa alla luce dell’ordinanza della Corte di Cassazione che accoglie le ‘rimostranze’ di chi chiede che ai cittadini vengano indicati gli articoli della Costituzione che saranno modificati. Per maggior chiarezza e rispetto delle regole democratiche: è la tesi dei ricorrenti che auspicavano di avere, così, più tempo per illustrare il loro sostegno al ‘no’ sulla separazione delle carriere dei magistrati e sul Consiglio superiore della magistratura composto a sorteggio per i togati. 

Ma anche sulla decisione di Palazzaccio lo scontro sulle toghe resta ad alzo zero in vista della consultazione che si aprirà. “La decisione della Cassazione di cambiare il quesito referendario conferma che la riforma della giustizia è una necessità. Basta dare uno sguardo ai giudici della Corte di Cassazione che hanno deciso la riformulazione del quesito. Tra questi, Alfredo Guardiano, che modererà un convegno sulle ragioni del No, e Donatella Ferranti, ex deputata Pd e presidente della commissione Giustizia fino al 2018”, dice il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. “Serve altro – riprende – per rendersi conto che non si può più attenere per ridare terzietà alla magistratura, rendendola indipendente dalla politica e dalle correnti e attuando l’articolo 111 della Costituzione? Serve votare Si’ al referendum”. 

“Una decisione ineccepibile sul piano giuridico”, dice all’Agi Enrico Costa (FI), vicepresidente della commissione Giustizia della Camera e uno dei promotori del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia. “Il Consiglio dei ministri ha agito in modo corretto e lineare, recependo le indicazioni contenute nell’ordinanza della Corte di Cassazione sul quesito referendario, e confermando la data della consultazione gia’ fissata per il 22 e 23 marzo”, dichiara Matilde Siracusano, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia. 

La ‘musica’ cambia sul fronte opposto: “Le parole di Galeazzo Bignami, colme di arroganza e protervia, confermano l’obiettivo della modifica costituzionale sottoposta al voto referendario: addomesticare la magistratura libera e indipendente, sottometterla al potere politico, punire i reprobi con odiose liste di proscrizione, concentrare il potere su una sola persona. Un disegno eversivo dell’ordine costituzionale fondato sulla separazione dei poteri. Gli italiani non vogliono tornare indietro di 100 anni, e per questo il 22 e 23 marzo diranno no”, dice il senatore del Pd, Marco Meloni. “L’Ufficio Centrale per il Referendum, costituito presso la Corte di Cassazione e composto da 13 magistrati indipendenti, ieri ha deciso, in piena autonomia, che il quesito proposto dal comitato dei giuristi, sul quale sono state raccolte 546 mila firme, è, rispetto a quello precedentemente adottato, più chiaro e completo. Cosa peraltro fattualmente incontestabile. 

Colpisce la spaventosa sguaiatezza e aggressività con cui esponenti della maggioranza – tra questi si è distinto Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fdi alla Camera che amava vestirsi da gerarca nazista alle feste – chiedono sostegno per il Si’ contestando questa decisione con gravi attacchi personali e in totale violazione del principio di separazione e rispetto reciproco tra i poteri dello Stato”, nota il senatore del Pd Dario Parrini, vice presidente della commissione Affari costituzionali a palazzo Madama. “Quello che sta accadendo attorno al referendum sulla riforma della giustizia e’ una vergogna”, rincara Bonelli di Avs. 

 

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