La fortuna del Marsala fu tale da conquistare anche personaggi illustri. Si dice che l’ammiraglio Nelson ne fosse un grande estimatore, mentre Giuseppe Garibaldi diede addirittura il suo nome a una tipologia rimasta celebre.
Gloria, declino e rinascita
Poi, come spesso accade ai grandi vini, arrivò anche il momento meno glorioso. Nel Novecento il Marsala scivolò lentamente da vino prestigioso a ingrediente da cucina – quello delle scaloppine, per capirci – complice una produzione troppo disinvolta e qualche speculazione decisamente poco elegante. Un destino che, purtroppo, nella storia del vino non è affatto raro: quando un successo diventa troppo facile, la qualità si ritrova il conto da pagare.
La rinascita comincia negli anni Ottanta, quando una normativa più rigorosa e il lavoro di alcuni produttori illuminati restituiscono al Marsala la dignità perduta. Tra questi è impossibile non ricordare Marco De Bartoli, figura chiave nel recupero qualitativo di questo vino sorprendente.
Le uve utilizzate per produrre il Marsala sono quasi tutte a bacca bianca. Grillo, Catarratto e Insolia – nella maggior parte dei casi – a differenza del suo grande antagonista, il Porto, che nasce soprattutto da varietà rosse.
Da questi vitigni, coltivati nei vigneti assolati della provincia di Trapani, nasce un vino dalla personalità inconfondibile: complesso, profondo, capace di evolvere nel bicchiere con una gamma aromatica che spazia dalla frutta secca alle spezie, dagli agrumi canditi alle note iodate.











