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Home » Industria alimentare in tenuta, ma redditività in calo. E la via di uscita è ancora una volta l’export
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Industria alimentare in tenuta, ma redditività in calo. E la via di uscita è ancora una volta l’export

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 20, 20262 min di lettura
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Industria alimentare in tenuta, ma redditività  in calo. E la via di uscita è ancora una volta l’export

L’industria alimentare continua a dimostrare una «solida capacità di resilienza in un contesto macroeconomico complesso», ma cominciano a emergere «crescenti pressioni sulla redditività». È in estrema sintesi il quadro congiunturale e previsionale che emerge dalla dodicesima edizione del Food Industry Monitor, realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Risultati in chiaroscuro

Secondo l’Osservatorio – che analizza i conti di 820 aziende di 14 comparti, per un fatturato aggregato di circa 85 miliardi di euro – il settore cresce ancora, ma a ritmi più contenuti: nel 2025 i ricavi del food sono aumentati del 3,3%, «un dato inferiore alle attese ma in linea con l’andamento dell’economia italiana». Valore che dovrebbe essere replicato nel 2026, rischiando però di rimanere «solo nominale» a causa dell’inflazione in ripresa. Per il 2027, invece, l’Osservatorio prevede un ritorno dell’inflazione su livelli più fisiologici, intorno all’1,9%, rendendo più solida la dinamica di crescita del settore. «In questo scenario, il food continua a confermarsi un comparto anticiclico, ma non immune dalle tensioni macroeconomiche che incidono sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla spesa interna», spiegano da Pollenzo.

La redditività si indebolisce, «riflettendo la compressione dei margini e l’aumento del capitale investito»: secondo l’analisi, «molte imprese hanno scelto di difendere volumi e presenza commerciale nei canali distributivi italiani, anche al prezzo di una compressione dei margini».

La solidità finanziaria del comparto resta elevata, «ma si osserva un lieve peggioramento del livello di indebitamento».

Anche l’export rallenta, ma la strada è segnata

Resta aperta la strada dell’export, dopo che il 2025 ha registrato un dato sotto il 5%, il peggiore nel post Covid, a patto che non si complichi di nuovo il quadro internazionale: per il biennio 2026-2027 l’Osservatorio stima una crescita superiore al 7% annuo.
«È l’unica via di uscita per le aziende a cui non può più bastare lo stagnate mercato interno – commenta Carmine Garzia, professore di Management e Responsabile scientifico del Food Industry Monitor – Il comparto si conferma anticiclico, ma il quadro prospettico richiede un approccio prudente. Per consolidare i risultati le imprese hanno bisogno di una svolta nella governance, di una crescita dimensionale che permetta di strutturarsi meglio. Questo non vuol dire diventare dei colossi multinazionali, ma trovare la giusta dimensione per ottimizzare i processi nel rispetto della qualità tipica del made in Italy».

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