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Home » Industria difesa, Crosetto: «È cara, lenta. Prima vedevano i soldi, e poi davano il cammello. Ora serve cambio culturale»
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Industria difesa, Crosetto: «È cara, lenta. Prima vedevano i soldi, e poi davano il cammello. Ora serve cambio culturale»

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 29, 20264 min di lettura
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Industria difesa, Crosetto: «È cara, lenta. Prima vedevano i soldi, e poi davano il cammello. Ora serve cambio culturale»

In un contesto in cui le minacce alla sicurezza prendono forma con estrema velocità, con la conseguenza che occorre mettere in campo risposte e reazioni in tempi assolutamente rapidi, l’industria della difesa è chiamata a mettere a disposizione strumenti adeguati nel minor tempo possibile. «La difesa italiana ha uno dei livelli tecnologici più elevati al mondo. Ma ha tutti i difetti di tutte le industrie della difesa del mondo», ha sottolineato il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto giovedì 29 gennaio a Roma, a Palazzo Sciarra Colonna, alla prima edizione del “Forum Difesa”, l’iniziativa promossa da Bruno Vespa e Comin & Partners in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali (IAI).

Crosetto: «L’industria della difesa italiana è cara, e lenta»

«È cara, è lenta – ha spiegato Crosetto -. È abituata a costruire, a lavorare per un’Italia, per le Forze Armate che potevano programmare a lunghissimo tempo, che non avevano fretta di ricevere mezzi, e se anche li ricevevano un anno dopo alla fine cambiava poco, mentre adesso ci scontriamo con la necessità di avere i pezzi in tempo, di avere pezzi che costano sempre meno, che siano sempre tecnologicamente più avanzati». La conseguenza del ragionamento del ministro è che «adesso ci sarà la necessità di cambiare passo» e, ha sottolineato Crosetto, «si sta accelerando. L’a.d. di Fincantieri, Folgiero ha costruito cambiamenti per raddoppiare la produzione nel giro di un anno, è già aumentata del 40%, lo stesso sta facendo Mbda e Leonardo. Lo stanno facendo tutte le aziende, ripeto con le difficoltà che hanno».

Il ministro: «Deve cambiare la mentalità»

Insomma, Crosetto ha lanciato un messaggio chiaro. Le aziende della difesa «devono cambiare la mentalità. Prima vedevano i soldi, e poi davano il cammello. Mentre invece le aziende private normalmente prima fanno il cammello, e poi cercano di venderlo, e prendono i soldi. Ora serve un cambio culturale. Quando cambiano gli scenari, non c’è nessuno più veloce degli italiani per adeguarsi agli scenari nuovi. I tedeschi sono molto meglio di noi quando si deve standardizzare la produzione».

Valensise: «C’è un’esigenza di parlare di difesa in termini realistici»

L’incontro ha fornito l’occasione per un confronto tra istituzioni, aziende ed esperti sul tema del rilancio della difesa, a cominciare dall’industria e dalla tecnologia al servizio delle nuove sfide geopolitiche. «Siamo tentati da un approccio nostalgico nei confronti di un mondo in cui abbiamo vissuto per ottant’anni, ma oggi questo mondo non esiste più: dobbiamo attrezzarci per fare i conti con un mondo, almeno in parte, nuovo», ha esordito il presidente Iai Michele Valensise. «C’è un’esigenza di parlare di difesa in termini realistici: non solo armi e carri armati, ma spazio, satelliti, reti energetiche. Questo è un passaggio fondamentale che ha a che vedere con la sicurezza del nostro continente. Oggi – ha aggiunto Valensise – le minacce non sono più ipotetiche, materie da ricercatori da biblioteca, ma sono reali». A questo punto, «l’imperativo è di mettere a sistema tutti gli aspetti: quello europeo e quello dell’Alleanza atlantica. Il pilastro europeo va rafforzato in sinergia con gli Usa». Alessandro Marrone, responsabile del programma Difesa, sicurezza e spazio dell’Istituto Affari Internazionali, ha messo in evidenza che «fidarsi meno degli Usa, e quindi della Nato, non significa automaticamente andare verso una politica di difesa europea».

Annunziata: «La guerra tra Russia e Ucraina laboratorio di come le nuove tecnologie si intrecciano con le tradizionali»

Gianfranco Annunziata, Capo Ufficio Generale di Consulenza al Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha messo in evidenza il problema dell’integrazione tra le tecnologie emergenti e quelle tradizionali. «La guerra tra Russia e Ucraina – ha affermato – è per noi un laboratorio di come le nuove tecnologie si vanno a intrecciare con quelle tradizionali. Gli ucraini stanno integrando una capacità tradizionale con le nuove tecnologie: è il caso dei droni. Allo stato attuale sono i più bravi. I droni navali hanno colpito pesantemente la flotta russa nel Mar Nero», Sul fronte terrestre, lo schema è quello di «piccoli reparti che si muovono sopportati dai droni. La linea del fronte diventa più ampia, più porosa. I droni consentono di impiegare meno uomini, che per gli ucraini è fondamentale».

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