Facilitare il turnover delle imprese, come chiede l’economista Nicola Rossi. Oppure incentivarne la crescita dimensionale, come sostiene il responsabile economico del Pd Nicola Misiani. O ancora, questa la tesi del Governatore della Calabria Roberto Occhiuto, impostare politiche pubbliche sui fattori abilitanti, ad esempio investire sulle università.
Ricette diverse per un obiettivo, quello della crescita della produttività, che da anni per l’Italia resta un target irraggiungibile, relegando il Paese in coda alle classifiche internazionali.
Tema a cui Assolombarda e l’Istituto Bruno Leoni hanno dedicato un incontro specifico, coordinato dal vicedirettore del Sole 24 Ore Daniele Bellasio, mettendo a confronto le voci dell’impresa, dell’economia e della politica.
Comune è il punto di partenza dell’analisi, la necessità di cambiare rotta rispetto ad un quadro migliorabile, seppure forse non così drammatico come esposto dalle statistiche. «Se guardiamo gli indicatori – spiega Sergio Dompé, presidente di Dompé Farmaceutici – dovremmo essere “morti” mentre invece siamo qui, ancora in piedi. E in alcuni settori, come nella farmaceutica o nei macchinari al servizio di questa filiera, abbiamo grandi capacità competitive e siamo tra i migliori al mondo. Certo – aggiunge – in Italia servirebbe una analisi seria sulla realtà, indirizzando le poche risorse disponibili su poche ma fondamentali priorità».
Ma se l’Italia – spiega il presidente di Assolombarda – Alvise Biffi, parte in generale svantaggiata rispetto ad altri con riguardo ad alcuni input chiave come materie prime o energia, nel “petrolio” del futuro, cioè i dati, siamo in condizioni migliori.









