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Home » Insonnia ed umore, attenti al “jet-lag” sociale: ecco perché vanno rispettati i ritmi
Salute

Insonnia ed umore, attenti al “jet-lag” sociale: ecco perché vanno rispettati i ritmi

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 12, 20264 min di lettura
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Insonnia ed umore, attenti al “jet-lag” sociale: ecco perché vanno rispettati i ritmi

“Che noia, che barba, che noia”. Viene alla mente il finale classico degli sketch con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, che richiamava il bisogno di spezzare la routine con le novità, spulciando i risultati di una ricerca che porta esattamente all’esito contrario. La routine, nella terza età, consente di non spezzare i ritmi che le lancette dell’orologio biologico hanno strutturato negli anni. e diventa un vero e proprio scudo protettivo per chi fa i conti con l’insonnia e (come conseguenza o causa scatenante del disturbo ipnico ma non solo) con depressione e dolore cronico. A rilanciare l’importanza di rispettare i ritmi circadiani è una ricerca condotta dagli esperti dell’Università del Missouri coordinata da Eunjin Tracy, pubblicata su Journal of Behavioral Medicine. Dallo studio emerge chiaramente come mantenere una routine costante giorno dopo giorno nel risveglio, negli appuntamenti con il cibo, nel lavoro e nel tempo dedicato a socializzare favorisce il benessere psicofisico, tanto che gli anziani attenti alla regolarità dei propri orari quotidiani avrebbero minor dolore fisico e meno segni di depressione, anche e soprattutto se soffrono d’insonnia.

Il valore dei bioritmi

Lo studio ha preso in esame la relazione tra le difficoltà del sonno con la salute e la qualità della vita, in 67 anziani sottoposti ad un questionario mirato. Poco più della metà di loro soffriva d’insonnia. L’analisi dei risultati ha permesso di cogliere uno schema ricorrente. Chi riusciva a rispettare tempi regolari giorno dopo giorno presentava un minor rischio di dolore ed umore cupo, indipendentemente dalla qualità del sonno. “Se manteniamo orari regolari per svegliarci, mangiare, lavorare o studiare, interagire con gli altri e andare a letto, questi segnali temporali aiutano a sincronizzare il nostro orologio biologico interno – commenta in una nota dell’Università Tracy -. A lungo termine, questo sembra essere collegato a migliori risultati in termini di salute”. Insomma. Le attività regolari forniscono segnali che aiutano a regolare il ritmo circadiano, il sistema di temporizzazione interno del corpo di 24 ore. Questo orologio biologico svolge un ruolo fondamentale nel sonno, nell’umore e in molti altri processi dell’organismo. “Quando regoliamo bene il nostro ritmo circadiano, il nostro corpo funziona bene, ma se viene troppo alterato, il nostro corpo non funziona bene – è il parere di Tracy”. E non solo, va detto, sul fronte del riposo notturno. Per questo il legame tra routine quotidiana e depressione va sempre tenuto presente. “Queste osservazioni confermano una volta di più quanto sia importante mantenere il ritmo circadiano regolare al di là del sonno, pensando anche alle condizioni dell’umore”, commenta Lino Nobili, Presidente dell’Accademia Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), e docente all’Università di Genova presso l’Irccs Gaslini.

Il controllo dei geni “orologio”

Ogni nostro organo ha dei geni detti “Clock Genes” che modulano l’attività dell’organo stesso, cuore, polmoni, muscoli e non solo. Questi orologi periferici sono sincronizzati con il master clock che si trova nel cervello, nucleo suprachiasmatico. “Un’alterazione nella regolarità del ritmo sonno-veglia e delle nostre abitudini circadiane, (alimentazione, attività fisica etc) crea una alterazione nel coordinamento dei geni clock periferici con l’orologio centrale e ciò provoca oltre a effetti negativi su aspetti cognitivi, dell’umore e della percezione del dolore anche alterazioni funzionali dei singoli organi – fa sapere Nobili -. E’ noto in questo senso come nell’esempio estremo dei lavoratori a turni ci sia un aumentato rischio di varie patologie cardiovascolari, metaboliche e anche tumorali”.

Attenzione al Jet-Lag sociale

Il monito che emerge è chiaro. E vale probabilmente per tutti, pur se con l’avanzare dell’età adattarsi a ritmi che cambiano continuamente diventa più difficile. Se mutiamo spesso gli orari di sonno, pasti o altre attività quotidiane rischiamo di alterare il nostro sistema di regolazione del ritmo circadiano. E purtroppo, anche se non si arriva a notti brave o a cene di mezzanotte, anche differenze relativamente piccole tra gli orari dei giorni feriali e del fine settimana (oltre che delle ferie) possono creare quello che i ricercatori spesso definiscono “jet lag sociale”. “C’è una crescente consapevolezza del concetto di jet lag sociale – svegliarsi e andare a letto ad orari diversi nei fine settimana rispetto ai giorni feriali – e delle alterazioni che provoca al nostro ritmo circadiano, quindi spero che questa ricerca aiuti più persone a considerare i benefici per la salute di una routine quotidiana – conclude Tracy-“. A rischio, per finire, sono soprattutto gli anziani che hanno un sistema di regolazione dei ritmi che è molto più fragile per quel che riguarda le capacità di adattamento e quindi sono più esposti a queste problematiche quando gli si altera la regolarità. “”In realtà questo succede anche nei bambini, in questo caso per una ragione di maggior sensibilità agli stimoli che regolano l’alternanza sonno veglia – conclude Nobili -. Quindi in realtà questa apparente monotonia della regolarità diventa un ingrediente importante per la ricetta della salute generale, anche e soprattutto nella terza età”.

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