Nel giorno in cui Papa Leone presenta la sua prima Enciclica, dedicata all’Intelligenza artificiale, arrivano gli ultimi dati a conferma della sua presenza ormai massiccia in uno degli ambiti più delicati per ogni persona: quello della salute. A metterli in fila è l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, che nel contesto di una spesa per la sanità digitale cresciuta in un anno del 9% e arrivata a 2,7 miliardi, grazie soprattutto all’input del Pnrr, dà conto di un vero e proprio exploit dell’AI. Nel 2026 l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale generativa balza infatti al 61% per gli specialisti e per i medici di famiglia, rispettivamente dal 26% e dal 46% dell’anno prima e anche per gli infermieri si va dal 19% al 37%. Quanto agli utenti, l’utilizzo più che triplica, dall’11% al 36 per cento. Ma l’ingresso dell’AI nella “realtà” quotidiana per lo più prescinde da un’implementazione strutturata così come dalle competenze.
Come certifica l’Osservatorio nel suo report, nelle aziende sanitarie la diffusione è limitata. Inoltre, solo il 30% dei medici è formato sull’AI e complessivamente appena il 2% degli specialisti ha competenze “buone” o “ottime” nelle quattro aree identificate dall’Osservatorio: tra le conoscenze di base, solo un terzo degli specialisti è consapevole delle “allucinazioni” mentre tra le competenze legate all’uso pratico dell’AI, solo il 17% riconosce contenuti generati artificialmente. Inoltre, solo il 15% ha competenze buone o ottime nel comprendere gli impatti sui processi di gestione del cambiamento e meno della metà è consapevole che il controllo degli output prodotti dall’AI rientra nelle proprie responsabilità professionali. «L’AI rappresenta oggi il possibile nuovo salto evolutivo della Sanità digitale italiana – spiega la direttrice dell’Osservatorio, Chiara Sgarbossa -. Grazie a tecnologie sempre più avanzate e a una disponibilità senza precedenti di dati integrati e condivisi, può generare un impatto profondo su pratica clinica ed esperienza dei pazienti. La sua diffusione però – avvisa – richiede responsabilità e un giusto senso di urgenza: l’innovazione corre più veloce delle regole. La vera sfida è come governare lo sviluppo dell’AI in modo etico, sostenibile e inclusivo, definendo competenze, regole e strumenti».
Parole che risuonano tanto più appropriate quando si guarda all’uso nel pubblico delle piattaforme generaliste, da ChatGpt a Copilot: del 36% di cittadini che le ha già utilizzate, quasi la metà (47%) lo ha fatto in cerca di “autodiagnosi”; mentre del 38% di pazienti che vi fanno ricorso (dal 17% del 2025) ben il 52% chiede spiegazione sui risultati di esami clinici. Intanto sono in arrivo soluzioni GenAI dedicate alla salute: il 32% dei cittadini ne ha sentito parlare (in particolare di ChatGpt Salute) e l’11% dichiara che le userebbe.
La “rivoluzione AI” si afferma come ambito di interesse strategico in rapida ascesa per le strutture sanitarie (71%, pari a +8% sul 2025), in un contesto in cui la cybersicurezza resta al primo posto tra le aree prioritarie di innovazione (90%), seguita dai servizi digitali al cittadino (81%), dalla cartella clinica elettronica (76%) e dalla telemedicina (74%). Telemedicina che nel 2025 ha visto finalizzati tutti gli interventi richiesti per le piattaforme regionali (Irt) sviluppate in ambito Pnrr e che nelle aziende sanitarie ha nella televisita il servizio più presente. In ogni caso, dall’Osservatorio rimarcano come a inizio 2026 «gli effetti tangibili degli investimenti Pnrr sulla telemedicina non si sono ancora manifestati, poiché le Irt risultano attive ma ancora in fase di diffusione. Nei prossimi mesi – avvisano gli esperti – sarà pertanto cruciale supportare la transizione dei professionisti dalle piattaforme attuali alle nuove Irt, favorendone la piena adozione». Intanto, tra i medici l’uso di questi strumenti resta stabile, con il 29% degli specialisti e dei medici di famiglia che hanno fatto televisite.
Cresce l’impiego degli altri strumenti: il 77% degli specialisti Ssn utilizza la cartella clinica elettronica, ormai attiva nell’82% degli ospedali. E qualcosa si muove anche sul fronte Fascicolo sanitario elettronico (Fse): lo usa il 48% degli specialisti (+4%), il 67% dei Mmg (+10%) e il 30% degli infermieri (+4%), anche se permane il gap di integrazione tra i sistemi aziendali e il Fse. L’accesso degli utenti al Fse registra un +11% e riguarda il 53% dei cittadini ma resta il nodo dell’autorizzazione alla consultazione dei dati.










