Ci sono da finanziare le assunzioni di medici e infermieri per la nuova Sanità territoriale che già può contare su oltre 1200 Case della comunità e poi ancora servono i fondi per l’abbattimento delle liste d’attesa e per dare sostanza al nuovo Piano sanitario nazionale che sarà approvato dopo l’estate e ancora nuove risorse per rendere più attrattivi gli stipendi di chi lavora nel Servizio sanitario nazionale. Ma soprattutto l’obiettivo numero uno è quello di non far scendere il livello del Fondo sanitario nazionale – le risorse appunto su cui conta ogni anno il Ssn – che oggi è di poco sopra il 6% sul Pil e avvicinarlo il più possibile alla spesa sanitaria effettiva dove entrano in gioco anche le risorse in più che mettono le Regioni e altre voci come i ticket che pagano i cittadini: una asticella che negli ultimi anni viaggia intorno al 6,3-6,4% sul Pil e che ha un valore più che simbolico per tutto il Governo. Scendere troppo sotto infatti – soprattutto ora che si avvicinano le elezioni politiche nel 2027 – potrebbe prestare il fianco agli attacchi delle opposizioni che evocano spesso la minaccia dei tagli alla Sanità. Ecco perché oggi il ministro della Salute Orazio Schillaci che incontra il collega al Mef Giancarlo Giorgetti ribadirà la necessità, in vista della prossima manovra di bilancio, di garantire le risorse che servono per restare al di sopra dei “tagli” e quindi più vicini possibili a quell’asticella lì. I desiderata del ministro della Salute alla vigilia dell’incontro con il ministro dell’Economia spingono le richieste a una dote di 5 miliardi in più all’anno per il prossimo triennio anche perché la legge di bilancio dell’anno scorso che ha portato il Fondo sanitario a superare nel 2026 i 143 miliardi ha stanziato risorse in calo per i due anni successivi: per il 2027 c’è infatti un solo miliardo in più a cui si vorrebbero aggiungere appunto con la nuova manovra tra i 3 e i 4 miliardi.
Difficile che il ministro dell’Economia accontenti in pieno il collega alla Salute, ma è stato lo stesso Giorgetti nei giorni scorsi quando si parlava delle spese per la difesa a sottolineare come non ci fosse all’interno del Governo intenzione «in alcun modo ridurre le spese in educazione e sanità». Oggi dunque, dopo l’incontro in tarda mattinata tra i due ministri, si comincerà a capire quale potrebbe essere davvero la dote in più a disposizione del Ssn che dovrà innazitutto provare a mettere a regime tutte le novità introdotte dal Pnrr che come noto finanzia la costruzione delle infrastrutture, ma non il loro funzionamento. E dunque servirà ossigeno per pagare stipendi e assunzioni.
Ma i nodi da sciogliere nella prossima legge di bilancio riguardano anche il capitolo spinoso della spesa farmaceutica e per i dispositivi medici. I tecnici stanno studiando, sulla scia di quanto fatto l’anno scorso sempre in manovra, di alzare anche i tetti di spesa che governano i due settori che sono sempre sottofinanziati. Per la farmaceutica poi – al centro anche di tensioni con gli Stati Uniti di Trump che ha messo proprio i farmaci nel mirino – sembrano ormai tramontati interventi radicali sul prontuario farmaceutico che erano in cantiere proprio per una norma della legge di bilancio dell’anno scorso. Sembra archiviata l’idea dell’Agenzia del farmaco di fissare un prezzo di riferimento più basso per area terapeutica che aveva scatenato la protesta delle aziende farmaceutiche: in pista ci saranno mini interventi chirurgici di assestamento della spesa.












