Nell’ultima notte prima del consiglio dei ministri la manovra ha fatto salire il conto a carico di banche, assicurazioni, giochi e tabacchi per ospitare i tagli Irpef al ceto medio. E ha caricato sulla clausola di salvaguardia per l’energia una fetta di misure già finanziate, per liberare margini ad altri interventi.
Nella forma approvata ieri dal Governo, la legge di bilancio è un po’ ingrassata rispetto alle esili ipotesi iniziali, totalizzando 26 miliardi (12 più le due clausole su energia e difesa) invece dei 23,5 scritti due settimane fa nel Dpb. L’ultima dose di carboidrati è stata servita martedì a pranzo a Palazzo Chigi, quando l’insistenza del leader di Fi Antonio Tajani ha portato il taglio di 10 punti di Irpef per i redditi da 50 a 55mila euro nel menù della manovra. Oltre metà degli 1,2 miliardi di costo della nuova riduzione fiscale verrà da banche e assicurazioni, che come anticipato sul Sole 24 Ore di ieri vedono il conto salire verso quota 5,5-6 miliardi (i numeri precisi emergeranno solo da testo e relazione tecnica) dai 5 miliardi iniziali; con l’addizionale Ires per il settore finanziario che arriva al 3%, portando l’aliquota complessiva al 30,5% nelle banche e al 27% per le assicurazioni. Nel tira e molla sulle coperture complessive della manovra entrano anche i giochi, che potrebbero dover portare in dote più dei 700 milioni indicati nei giorni scorsi, e i tabacchi, con l’anticipo a metà del prossimo anno degli aumenti finora messi in calendario per il 2028: il 2027 sarà quindi cadenzato da due scalini di prezzo, al 1° gennaio e al 1° luglio.
Entrate e uscite
Così ritoccato, l’impianto della manovra poggia sul deficit in deroga per energia e difesa e sulle coperture offerte da banche e assicurazioni, giochi, tabacchi e dal nuovo giro di tagli ai ministeri (circa 1,2 miliardi il prossimo anno). E indica sul lato degli impieghi le misure fiscali (tagli Irpef, mini imposta sui redditi aggiuntivi degli under 30, incentivi alle assunzioni di giovani e madri e replica delle detassazioni su aumenti contrattuali), il capitolo della casa con le nuove cedolari al 5% sui canoni concordati (1% se il locatario ha meno di 35 anni) e l’estensione del 21% ai negozi, gli interventi per la famiglia, dai 100 euro annui del fondo «Valore nuovi nati» al bonus mamme rafforzato, e il filone sanitario dominato dal voucher da 300 euro per gli anziani. Il bonus, pensato per sostenere le spese sanitarie non coperte dal servizio pubblico per gli over 75, arriva dunque nella versione più leggera all’interno delle variabili su cui si è ragionato nei giorni scorsi: costerà poco più di 1,6 miliardi, offrendo 300 euro una tantum a 5,5 milioni di anziani, e si fermerà quindi lontano dai 2,4 miliardi dell’ipotesi massima cullata fin qui. Una limatura investe anche il fondo per le pensioni. Si fermerà a 850 milioni, senza raggiungere il miliardo vagheggiato a inizio settimana: da dedicare all’opzione di uscita a 64 anni nelle intenzioni della Lega, e all’aumento delle pensioni minime secondo le alternative caldeggiate dagli alleati di maggioranza.
Gli investimenti
Dal deficit in deroga e misure nazionali è poi alimentato il capitolo degli investimenti infrastrutturali, soprattutto su ferrovie e strade, per migliorare sicurezza ed efficienza dei collegamenti. Nuove risorse vanno all’efficientamento energetico di ospedali, scuole, università, enti di ricerca e impianti sportive.
Bollo auto e targhe creative
Fra le conferme spicca l’estensione strutturale dell’addio al bollo auto su utilitarie e moto, che però produce nuovi costi solo dal 2028: qualche copertura aggiuntiva sull’anno prossimo potrebbe essere chiesta dall’aumento della soglia di potenza per le famiglie numerose (riservata a chi ha più di 4 figli costerebbe 40 milioni). Ma qualche entrata potrà arrivare dalla nuova «targa personalizzata» a pagamento (600 euro l’una).
Tagli fiscali a tempo
Dal taglio Irpef del ceto medio alla proroga di detassazioni su aumenti contrattuali, premi e turni, dal voucher per gli anziani alla Flat Tax dei giovani, dalla replica dei bonus edilizi alle cedolari su negozi e canoni concordati, larga parte delle misure fiscali porta sull’etichetta la data di scadenza a fine 2027. È un aspetto non banale per l’ultima manovra della legislatura, che assegna al prossimo governo il compito di decidere se rinnovare o meno gli sconti: cioè, tradotto in cifre, se cercare gli almeno 6 miliardi che servono per non farle cadere.






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