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Home » Italiani pessimisti sull’economia: quattro su 10 intravedono lo spettro della recessione nel 2026
Notizia

Italiani pessimisti sull’economia: quattro su 10 intravedono lo spettro della recessione nel 2026

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 13, 20264 min di lettura
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Italiani pessimisti sull’economia: quattro su 10 intravedono lo spettro della recessione nel 2026

Anno nuovo, timori vecchi. Gli italiani sembrano decisamente poco ottimisti sulle prospettive del loro Paese per il nuovo anno, in particolare quelli appartenenti al ceto popolare. Due su tre (il 62%, 1 punto percentuale in più sulla rilevazione dell’anno scorso, e il 78% nel ceto popolare) non si prefigurano un miglioramento della situazione complessiva dell’Italia, in parallelo con le aspettative di segno negativo sull’evoluzione dello scenario economico. Quattro su 10 (il 40%, 2 punti in meno sullo scorso anno, il 61% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti) prevedono una fase di recessione e il 31% (-3 punti) di stagnazione; 6 su 10 (il 62%, 1 punto in meno, ma il 74% nel ceto popolare, in aumento di 4 punti) si aspettano un aumento del costo della vita.

Qualche luce in più per la situazione familiare dove, insieme con la diminuzione di chi la prevede “altalenante” con alti e bassi (il 58%, 3 punti in meno rispetto a un anno fa) e la stabilità di chi prevede un anno di crisi (l’8%, ma con un dato che sale al 28% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti), si delineano aspettative di segno positivo per l’andamento delle relazioni familiari (85%), le relazioni con gli amici (80%), l’amore e gli affetti (77%), la salute (75%), il lavoro (64%).

È quanto emerge dal report FragilItalia “Le previsioni per il 2026 – Uno sguardo al futuro”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione (800 casi di 18 anni e oltrte), per testarne le opinioni sul tema. «All’inizio di questo 2026 -sottolinea Simone Gamberini, presidente Legacoop- non possiamo dire di non sapere che l’Italia è un Paese attraversato da un sentimento diffuso di incertezza e preoccupazione per il futuro, che colpisce in modo particolarmente duro il ceto popolare. Il timore di un ulteriore aumento del costo della vita, la percezione di precarietà e il senso di esclusione sociale segnalano una frattura che rischia di ampliarsi ulteriormente se non si interviene con decisione».

Gli accenti più positivi

Il “tono” più positivo sulla situazione familiare rispetto alle percezioni relative al contesto generale trova una conferma nel fatto che il 57% degli intervistati (3 punti in più; percentuale che sale all’86% nel ceto medio) vede in miglioramento o positive le aspettative sulla propria situazione economica e il 51% (1 punto in più; sale all’81% nel ceto medio) la propria capacità di spesa. Anche sotto questo aspetto sono comunque rilevanti le differenze in base alla collocazione sociale. Infatti, il 78% (+ 2 punti) degli appartenenti al ceto popolare è preoccupato per l’evoluzione della situazione economica della propria famiglia contro un dato medio del 36% e il 44% (- 4 punti) contempla la possibilità di dover svolgere lavori precari, rispetto ad un dato medio del 29%. La stessa divaricazione segna anche la percezione di essere inclusi o esclusi dalla società. Il dato medio di chi sente di essere completamente o in buona misura incluso (57%, 2 punti in più), sale al 77% (+ 5 punti) per il ceto medio; la percentuale di chi si sente parzialmente o totalmente escluso (il 42%, con 2 punti in meno) balza al 71% (dato invariato sullo scorso anno) per il ceto popolare.

I “nemici del futuro”

Interessanti, anche per le variazioni che si registrano sull’anno scorso, i dati relativi alla classifica delle preoccupazioni per il futuro, dei fattori che possono essere definiti come “nemici del futuro”. Al primo posto le guerre (55%, 5 punti in meno), seguite dai cambiamenti climatici (45%, in calo di ben 10 punti), da un’eccessiva ricchezza concentrata in poche mani (39%, in crescita di 3 punti); dalle tasse (32%, in aumento di 8 punti) e dall’inflazione (stabile al 32%). Largamente coerenti con i valori registrati dall’indicazione degli aspetti problematici, quelli relativi alle parole considerate più importanti per il futuro: pace (42%, 1 punto in più), sicurezza (40%, 1 punto in più), giustizia sociale (stabile al 38%), democrazia (stabile al 35%), stabilità (31%, in calo di 2 punti).

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