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Home » La ‘blue economy’ italiana vale 224,9 miliardi di euro, l’11,4% del Pil
Economia

La ‘blue economy’ italiana vale 224,9 miliardi di euro, l’11,4% del Pil

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 8, 20264 min di lettura
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La ‘blue economy’ italiana vale 224,9 miliardi di euro, l’11,4% del Pil

Con 253.599 imprese e 1.133.949 di occupati, l’economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro, che, considerando il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil nazionale. 

È quanto emerge dal XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare a cura di Osservatorio nazionale sull’economia del mare OsserMare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato a Roma al ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito del Blue Forum 2026. 

Rispetto all’ultima rilevazione effettuata, cresce il valore aggiunto complessivo di circa 9,6 miliardi di euro. E cresce il valore aggiunto diretto con un +3,8%, a fronte del +2,1% dell’economia nazionale, che in termini assoluti è pari a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi di euro. Crescono, inoltre, gli addetti, con un aumento occupazionale del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana. Il moltiplicatore di quest’anno resta stabile a 1,8. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia.

Blu Forum – economia del Mare – Prete Acampora (Blue forum italia)

Le imprese giovanili in Italia sono 20.914, pari all’8,2% dell’economia blu, le imprese femminili sono 56.811 al 22,4% e le imprese straniere sono 19.982 al 7,9%. Per quanto riguarda la top 6 per incidenza del valore aggiunto dell’economia del mare sul totale dell’economia territoriale, si trovano a livello regionale Liguria (14,4%), Sardegna (7,5%), Friuli-Venezia Giulia (7,3%), Campania (7,1%), Sicilia (7,0%), Lazio (6,8%). A livello provinciale invece Trieste (21,4%), Livorno (19,4%), La Spezia (17,1%), Genova (16,2%), Rimini (12,7%), Venezia (12,3%). Il Mezzogiorno si conferma l’area con il maggiore peso nel Sistema mare, assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione dell’intera economia del mare nazionale. Anche il Centro ha un peso sostenuto. L’area genera il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% dell’occupazione della Blue Economy in Italia. Si osservano incidenze piu` contenute per il Nord. Più nel dettaglio, il Nord-Ovest partecipa per il 18,3% al valore aggiunto blu del Paese e per il 14,4% all’occupazione. Considerazioni analoghe si rilevano per il Nord-Est, che segna incidenze pari al 17,3% sul valore aggiunto e al 16,0%sull’occupazione del ‘Sistema mare’

“Il rilievo assunto dall’economia del mare, anche in ambito europeo, per contributo alla crescita e all’occupazione, evidenzia come questa filiera sia divenuta una vera e propria leva di politica industriale. Perché in essa ritroviamo tutte le componenti dello sviluppo, in termini di manifattura, logistica, turismo e infrastrutture. Ogni euro generato dalla Blue Economy ne attiva un ulteriore 1,8 in altri settori”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, “in un ambito in cui servono competenze, innovazione e una sempre maggiore collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo il Sistema camerale continuerà a fare la sua parte assumendosi la responsabilità di produrre conoscenza, di accompagnare le imprese per favorirne gli investimenti e la competitività”. “L’Economia del mare italiana continua a crescere, sfiorando i 225 miliardi di euro di valore aggiunto. Con il XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare consegniamo al Paese il principale strumento di conoscenza e analisi di uno dei settori più strategici per la crescita, la competitività e lo sviluppo sostenibile dell’Italia”, ha evidenziato Giovanni Acampora, presidente Assonautica Italiana, e Camera e Camera di commercio Frosinone Latina, secondo il quale “per lungo tempo abbiamo dovuto dimostrare che l’Economia del mare non è semplicemente la somma di filiere, ma un sistema economico integrato capace di generare valore per l’intera nazione. Oggi questa consapevolezza è patrimonio comune e rappresenta il risultato di un percorso al quale il sistema camerale ha dato un contributo importante”.

 

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