Tra gli ultimi ad aver cominciato il percorso c’è Natuzzi, con la crisi dei suoi divani. Tra le imprese che quel cammino l’hanno invece da poco terminato – e con successo – ci sono Coin o Furla, tra gli altri. Aumenta in modo costante il ricorso alla composizione negoziata della crisi e aumentano i suoi esiti positivi.
Aumenta il ricorso alla composizione negoziata della crisi
Nei primi otto mesi del 2026 sono già 1.128 le nuove istanze avviate, sul totale di 5.084 procedure aperte dal 15 novembre 2021, quando è stato introdotto il nuovo strumento con l’entrata in vigore del decreto legge 118 del 24 agosto, durante il governo Draghi. Il tasso di successo si attesta per ora al 23%: 777 gli esiti favorevoli su 3.453 pratiche definite. Numeri dietro i quali ci sono circa 45.800 posti di lavoro salvati, grazie al risanamento delle aziende, calcola Unioncamere, protagonista del nuovo istituto stragiudiziale.
Ecco le ultime aziende
Tra gli ultimissimi casi, ad agosto ha chiuso la composizione negoziata la società di meccanica di precisione del settore automotive, Tfm automazione, 60 milioni di fatturato e 250 dipendenti; o Colines, macchine per trattamento di plastica e gomma, con 150 addetti. O ancora Edim spa, specializzata nella fusione di metalli, rilevata dal gruppo Bosch, con i suoi 340 dipendenti. E andando indietro molte altre sono le storie di brand, più o meno noti, che hanno concluso il percorso: da Bricoteam con i punti vendita Bricofer a Gala spa, operatore energetico, alla società di impiantistica Nagest. Tra i dossier più complessi viene citato quello di Egea, una composizione negoziata di gruppo.
Gli esiti negativi
All’interno invece delle 2.676 pratiche finite male, nella maggior parte dei casi (il 54%) è dovuto all’esito negativo delle trattative, talvolta alla mancanza di prospettive di risanamento (839 istanze), altre alla rinuncia dell’imprenditore (15%). Sull’esito del cammino – analizzano gli addetti ai lavori – decisiva è la tempestività della domanda, spesso scarsa, rispetto all’emersione della crisi. Ma influisce anche l’esperienza degli esperti nominati (nella stragrande maggioranza dei casi, 78%, commercialisti, calcola sempre Unioncamere; poi avvocati, 20%, mentre pochissimi sono i dirigenti d’impresa e i consulenti del lavoro). E determinanti sono «le poche transazioni fiscali – lamentano gli esperti – approvate dall’Agenzia delle Entrate». Ma nelle ultime settimane gli accordi transattivi fiscali sottoscritti sono aumentati (53).
Il presidente di Unioncamere
«I dati dell’Osservatorio evidenziano che la cultura della prevenzione è fondamentale per risolvere le crisi aziendali ed il successo della composizione negoziata, gestita dalle Camere di commercio, lo dimostra ampiamente», commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che punta l’attenzione sulla velocità. «Tanto più si interviene in modo rapido ed efficace tanto più si agisce con successo. Nell’ultimo anno la composizione ha salvato un’azienda su quattro, garantendo il posto di lavoro ad oltre 45mila addetti, senza contare le società collegate a queste, i loro fornitori e la filiera di competenza».








