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Home » La domanda di professionisti Ai cresce del 40%
Economia

La domanda di professionisti Ai cresce del 40%

Sala StampaDi Sala StampaAprile 29, 20263 min di lettura
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La domanda di professionisti Ai cresce del 40%

Nei primi quattro mesi del 2026 la domanda di professionisti con competenze sull’Ai cresce del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre nascono nuove figure professionali per regolamentarne l’utilizzo. Le ricerche del mercato si stanno concentrando su AI Engineer, Data Engineer e Generative AI Specialist. Parallelamente cresce l’interesse verso competenze di governance e compliance, tant’è che stanno emergendo figure come AI Governance o Compliance Specialist per presidiare responsabilità, trasparenza, gestione del rischio e protezione dei dati. L’entrata in vigore della prima legge dell’Unione Europea sull’IA, prevista per agosto 2026, segnerà un punto di svolta in termini di trasparenza, supervisione e controllo dei sistemi automatizzati. Del resto oltre la metà (52%) dei professionisti utilizza già l’IA generativa nel proprio lavoro, quasi dieci punti in più rispetto al 43% del 2024, nonostante vi sia un divario nella formazione offerta dalle aziende. E’ quanto emerge dall’ultima Salary Guide di Hays Italia, la società di selezione del personale e soluzioni per le risorse umane, da cui emerge che le aziende italiane sono molto attive sul tema: l’utilizzo dell’Ai generativa tra i professionisti è più che raddoppiato in Italia negli ultimi tre anni, passando dal 20% nel 2023 al 43% nel 2024, fino a raggiungere il 52% nel 2025.

La crescita della domanda, però, evidenzia anche un divario sempre più evidente sul fronte della formazione. Se oggi più della metà dei professionisti dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di IA generativa, il 77% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione dedicati. Fabiano Peveralli, Director di Hays Italia, spiega come l’Ai «viene percepita sempre di più come una leva per l’aumento della produttività e dell’efficienza, dell’innovazione e della competitività. Per sfruttarne pienamente il potenziale serve accompagnarne la diffusione con formazione e aggiornamento continui. Registriamo in ogni caso un impatto diretto sul mercato del lavoro perchè cresce la domanda di competenze specialistiche, sul fronte tecnologico e su quello della governance e della compliance. Chi non accelera ora su questo fronte, accumulerà in poco tempo un ritardo difficile da colmare».

La sfida attuale «non è soltanto introdurre l’IA nei processi, ma farlo in modo consapevole e responsabile – interpreta Peveralli -. Questo significa integrare la tecnologia come strumento di lavoro a supporto delle persone, senza sostituirne il ruolo. La sfida è creare le condizioni perché l’IA possa concorrere a migliorare concretamente la qualità del lavoro, la capacità decisionale, la competitività aziendale». Secondo la Salary Guide 2026 di Hays, i professionisti riconoscono un impatto sempre più concreto dell’Ai nel loro lavoro: il 63% indica come principale beneficio l’aumento di produttività ed efficienza, seguito dal supporto nell’analisi dei dati (55%) e dalla capacità di generare idee o contenuti creativi (38%). Non emerge, invece, ancora quello scenario dirompente sui livelli occupazionali. Tra le aziende, il 68% si dichiara poco o per nulla preoccupato per i potenziali rischi dell’IA sulle future opportunità di lavoro, mentre il 32% esprime un livello di preoccupazione più elevato. Dal punto di vista dei lavoratori, invece, la preoccupazione tende a concentrarsi nelle fasi centrali e finali della carriera, mentre tra i più giovani prevale un atteggiamento più fiducioso nei confronti del cambiamento tecnologico: l’84% di loro (20-29 anni) si dichiara poco o per nulla preoccupato.

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