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Tecnologia

La filosofia di Giordano Bruno come algoritmo generativo, la nuova sfida dell’AI

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 19, 20267 min di lettura
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La filosofia di Giordano Bruno come algoritmo generativo, la nuova sfida dell’AI

Il progetto “Cosmi Algoritmici”, ideato e coordinato dal Prof. Aniello Murano, Ordinario di Intelligenza Artificiale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, rappresenta una delle iniziative più ambiziose nel panorama europeo delle Digital Humanities: tradurre il pensiero speculativo di Giordano Bruno in un framework logico-matematico alimentato in Artificiale. Non si tratta di una semplice digitalizzazione dei testi bruniani, ma della costruzione di un vero e proprio “DNA speculativo” computazionale, capace di simulare il metodo di ragionamento del filosofo nolano. Il progetto, che ha ottenuto il massimo punteggio dalla Commissione Europea nel bando Horizon CL2 2025-01-Heritage 05, coinvolge sette nazioni, università e aziende tech e integra tecnologie di frontiera — Knowledge Graph, Digital Mentor con AI generativa, gamification in Unreal Engine 5.4 e turismo culturale digitale — in un ecosistema replicabile a qualsiasi personaggio storico. Con Antonino Caffo, giornalista esperto di IA, analizziamo la portata tecnica, i limiti e le implicazioni culturali di questa rivoluzione nelle scienze umane digitali.

1. Codificare il DNA speculativo di Bruno: dalla digitalizzazione all’ontologia computazionale

In questo progetto si parla di “codificare il DNA speculativo” di Giordano Bruno, non semplicemente di digitalizzarne i testi. Da esperto di AI, qual è la reale portata tecnica di tradurre un sistema filosofico rinascimentale in un framework logico-matematico?

Tradurre il pensiero di Giordano Bruno in un framework logico-matematico rappresenta una sfida che va ben oltre il Natural Language Processing tradizionale. La portata tecnica risiede nel passaggio da una “rappresentazione testuale” a una “rappresentazione ontologica”. Mentre la digitalizzazione si limita a rendere i testi ricercabili, la codifica del DNA speculativo implica la costruzione di un’architettura di relazioni logiche, dove i concetti di Bruno (come l’infinità dell’universo o l’animismo universale) vengono trasformati in parametri e vincoli operativi. Tecnicamente, ciò significa mappare le sue tesi come nodi e archi in una struttura vettoriale che rifletta la gerarchia semantica del filosofo. Questo processo permette alla macchina non solo di citare Bruno, ma di simulare il suo metodo di associazione mentale, rendendo il sistema capace di elaborare nuove informazioni secondo le regole del suo specifico sistema di pensiero, trasformando la filosofia in un algoritmo generativo.

2. Deduzioni mai scritte: coerenza dell’AI e confine tra pensiero originale e macchina 

Il Digital Mentor di Bruno sarebbe in grado di “dedurre conclusioni mai scritte” dal filosofo. Come si valuta, dal punto di vista dell’intelligenza artificiale, la coerenza di queste deduzioni? Dove finisce il pensiero originale e dove inizia la macchina?

La valutazione della coerenza in un sistema del genere si basa su metriche di allineamento semantico e probabilità logica all’interno dello spazio latente del modello. Quando l’AI deduce conclusioni mai scritte, opera tramite un processo di interpolazione: essa naviga tra i concetti esistenti seguendo le traiettorie logiche stabilite nel corpus originale. La coerenza viene misurata attraverso test di validazione incrociata, dove la “nuova” conclusione viene messa a confronto con i princìpi cardine del sistema bruniano per verificare che non vi siano contraddizioni logiche. Il confine tra il pensiero originale e quello della macchina si trova nel passaggio dalla “verità storica” alla “verosimiglianza speculativa”. Il pensiero originale è il set di dati che definisce i confini del mondo possibile di Bruno, mentre la macchina inizia laddove il modello estrapola una risposta a un contesto contemporaneo che Bruno non avrebbe potuto conoscere, agendo come una proiezione probabilistica della sua identità intellettuale.

3. Il Palazzo della Memoria come Knowledge Graph: corrispondenza tecnica o suggestione narrativa? 

Il “Palazzo della Memoria” di Bruno viene trasformato in un Knowledge Graph, e le sue ruote mnemoniche paragonate agli antenati dei database grafici. Quanto c’è di corrispondenza tecnica reale e quanto di suggestione narrativa in questo parallelismo?

Esiste una corrispondenza tecnica sorprendentemente solida dietro questa suggestione narrativa. Le ruote mnemoniche di Bruno, descritte in opere come “De Umbris Idearum”, funzionavano come sistemi combinatori progettati per generare infinite relazioni tra concetti attraverso la rotazione di cerchi concentrici. Questo è, a tutti gli effetti, un antenato concettuale dei moderni Knowledge Graph, dove l’informazione non è statica ma definita dalla sua posizione relativa e dai suoi collegamenti con altri nodi. Entrambi i sistemi rifiutano la gerarchia lineare a favore di una rete multidimensionale. La suggestione narrativa risiede nel fatto che le ruote di Bruno erano strumenti per la mente umana potenziata dall’immaginazione, mentre il Knowledge Graph è un’architettura di dati per la macchina; tuttavia, la struttura logica sottostante — ovvero l’idea che la conoscenza sia un’architettura dinamica di connessioni — è tecnicamente identica.

4. Gamification e filosofia: Unreal Engine 5.4 e il Remote Debate nelle scuole 

Il progetto integra un videogioco in Unreal Engine 5.4 e un “Remote Debate” che ricostruisce il processo a Bruno nelle scuole. La gamification può davvero rendere accessibile un pensiero filosofico così complesso senza banalizzarlo?

La gamification, se supportata da un motore grafico avanzato e da un’architettura narrativa rigorosa, non banalizza il pensiero ma lo rende esperienziale. La complessità di Bruno risiede spesso nella natura astratta e visuale delle sue cosmologie; l’utilizzo di Unreal Engine 5.4 permette di tradurre queste astrazioni in ambienti immersivi dove lo studente non legge una lezione, ma “abita” il sistema di pensiero del filosofo. Il “Remote Debate” trasforma l’apprendimento passivo in un esercizio di dialettica attiva, costringendo l’utente a comprendere i presupposti filosofici per poter sostenere un confronto critico. Il rischio della banalizzazione viene evitato mantenendo l’AI del Digital Mentor ancorata al corpus testuale originale: il gioco funge da interfaccia di accesso, ma il contenuto rimane di alta fedeltà accademica, permettendo una stratificazione della conoscenza che va dal coinvolgimento visivo all’approfondimento ontologico.

5. Scalabilità del modello: limiti e potenzialità per altri personaggi storici

 “Cosmi Algoritmici” si presenta come un modello replicabile a qualsiasi personalità storica. Ma non tutti i pensatori hanno lasciato un corpus così strutturato. Quali sono, a tuo avviso, i limiti reali di questa promessa di scalabilità?

I limiti della scalabilità risiedono principalmente nella densità e nella coerenza dei dati di addestramento. Giordano Bruno è un candidato ideale perché la sua filosofia è intrinsecamente geometrica, combinatoria e sistematica, rendendo più agevole la traduzione in codice. La promessa di scalabilità incontra ostacoli significativi con pensatori i cui scritti sono frammentari, aforistici o volutamente contraddittori. In assenza di un corpus strutturato, l’AI rischia di colmare i vuoti con allucinazioni o con un “appiattimento” della personalità basato su pregiudizi linguistici del modello di base. Inoltre, per molti personaggi storici mancano i dati necessari per mappare quello che potremmo definire il loro “stile di ragionamento”, rendendo la replica meno un’operazione di precisione e più una caricatura sintetica. La scalabilità è dunque possibile per sistemi di pensiero chiusi, ma diventa problematica per figure storiche la cui eredità è più biografica che dottrinale.

6. Sette nazioni e il massimo punteggio europeo: le priorità di Bruxelles nelle Digital Humanities

Sette nazioni, università e aziende tech unite in un progetto che fonde filosofia, AI, game design e turismo culturale: cosa rende questa formula così convincente da ottenere il massimo punteggio dalla Commissione Europea, e cosa ci dice sulle priorità di Bruxelles nelle Digital Humanities?

La formula è vincente perché risponde perfettamente all’esigenza europea di coniugare la conservazione del patrimonio culturale con l’innovazione tecnologica d’avanguardia, creando un ecosistema economicamente sostenibile. Il massimo punteggio riflette l’apprezzamento per l’interdisciplinarità estrema, dove la tecnologia non è un fine, ma un mezzo per riattualizzare l’identità culturale europea. Bruxelles sta chiaramente privilegiando progetti che dimostrino come l’AI possa essere “antropocentrica” e “etica”, trasformando l’alta cultura in un asset per il turismo digitale e l’istruzione moderna. Questo approccio suggerisce che la priorità delle Digital Humanities non sia più solo l’archiviazione del passato, ma la sua trasformazione in un’esperienza interattiva e scalabile che possa generare valore sociale e industriale, posizionando l’Europa come leader in una “terza via” tecnologica che non rinuncia alle sue radici umanistiche.

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