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Home » La Francia supera l’Italia nel rischio sul debito: più narrazione che sostanza
Economia

La Francia supera l’Italia nel rischio sul debito: più narrazione che sostanza

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 28, 20264 min di lettura
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La Francia supera l’Italia nel rischio sul debito: più narrazione che sostanza

Per quasi tutta l’estate del 2026 abbiamo assistito a un fenomeno insolito: i rendimenti dei titoli di Stato francesi a dieci anni (OAT) hanno superato quelli italiani (BTP). Si tratta di un ribaltamento storico che il Financial Times ha cavalcato con un titolo a effetto, spiegando che la Francia ha ormai sostituito l’Italia come principale preoccupazione degli investitori sul debito europeo. 

Al di là dei titoloni, però, la realtà è molto più normale e decisamente meno drammatica. La classifica del rischio nell’Eurozona si sta semplicemente rimescolando con movimenti minimi, nell’ordine di pochissimi punti base, che non mettono a rischio la stabilità finanziaria globale.

I numeri: convergenza, non crollo

In effetti, i numeri confermano il sorpasso, ma ne ridimensionano l’impatto. Ad agosto, il rendimento del decennale francese ha oscillato tra il 3,91% e il 4,01%, mentre il BTP italiano si è mosso tra il 3,895% e il 4,00%. La differenza reale è stata di appena 4 o 5 punti base. In pratica lo spread tra Italia e Francia si è quasi azzerato, tanto che gli analisti di Bank of America hanno iniziato a ipotizzare un possibile upgrade per il rating italiano e un downgrade per quello francese nello stesso periodo.

Questo aggancio è il risultato di due percorsi opposti che si incrociano. Da un lato l’Italia migliora i propri conti pubblici, con il deficit sceso poco sopra al 3%, un buon avanzo primario e il rapporto debito/PIL calato dal 154% del 2020 al 139% del 2026 secondo i dati della BCE. Dall’altro lato la Francia peggiora, con un deficit che supera il 5% del PIL e un debito salito dal 114% al 117%. 

Il sorpasso dei rendimenti francesi è quindi un dato di fatto, ma interpretarlo come “la Francia è la nuova Italia” è più una costruzione narrativa che un segnale di pericolo sistemico.

La narrativa del ‘sorpasso’

Il titolo del Financial Times funziona perché scardina un cliché che ci portiamo dietro da quindici anni. Per la prima volta dal 2011, la Francia viene percepita dai mercati come più rischiosa dell’Italia. È una narrazione forte, riassunta dagli analisti di Barclays spiegando che oggi la maggior parte degli operatori indicherebbe proprio Parigi come l’anello debole dell’Europa.

I mercati, tuttavia, non sono una gara a eliminazione dove c’è spazio per un solo colpevole. La situazione attuale fotografa dinamiche politiche ed economiche ben precise. L’Italia beneficia di tre anni di stabilità politica e di una gestione di bilancio ritenuta credibile. Al contrario, la Francia si trova a fare i conti con un governo di minoranza fragile, trattative difficili sulla legge di bilancio dopo aver cambiato cinque primi ministri in tre anni, e l’ombra delle elezioni presidenziali del 2027. In sostanza, gli investitori prendono atto che oggi l’Italia offre una stabilità relativa maggiore rispetto alla Francia, senza che questo implichi un collasso di Parigi o un miracolo economico a Roma.

Perché non siamo nel 2011

Il sistema bancario francese resta solido e la BCE possiede tutti gli strumenti per proteggere la stabilità dell’area euro rendendo infondato ogni paragone con la crisi italiana del 2011 o con la Grecia del 2010. Come ha fatto notare l’European Business Magazine, “il sorpasso non va interpretato come un miracolo italiano o una crisi finanziaria francese immediata”, ma come un cambiamento nella gerarchia finanziaria tradizionale europea.

Gli investitori avevano già previsto e calcolato da tempo il peggioramento dei conti francesi e l’instabilità del governo di Parigi. Perfino i grandi fondi giapponesi, storici acquirenti di debito francese, stanno alleggerendo le loro posizioni in modo ordinato e senza alcuna fuga drammatica di capitali. In un’Eurozona dove gli spread restano sotto controllo e la banca centrale vigila sui mercati, questa nuova classifica del rischio serve più a riempire le pagine dei giornali che a spaventare davvero gli investitori. 

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