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Home » La Francia tenta di addolcire la crisi dei vini rossi con lo zucchero d’uva
Stili di Vita

La Francia tenta di addolcire la crisi dei vini rossi con lo zucchero d’uva

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 19, 20262 min di lettura
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La Francia tenta di addolcire la crisi dei vini rossi con lo zucchero d’uva

Sotto i colpi della crisi internazionale dei consumi di vino, la Francia rompe il tabù dell’integrità della tradizione e apre alla possibilità di utilizzare zucchero d’uva nel processo di vinificazione. L’obiettivo? Smussare le asperità organolettiche dei vini, in particolare rossi, e andare incontro ai gusti entry level dei nuovi consumatori, e dei giovani in particolare, che sembrano essere la fascia che più si sta allontanando dai dettami della tradizione.

Quella appena introdotta in Francia e non per i vini generici, ma per quelli Aoc (l’equivalente delle nostre Doc e Docg) rappresenta una vera e propria rivoluzione soprattutto perché viene adottata da un Paese che si è sempre professato difensore dell’integrità e della tradizione del prodotto vino.

Innanzitutto, vanno chiariti i contorni della normativa. L’aggiunta di zucchero d’uva che è stata autorizzata è post fermentazione e quindi va tenuta distinta dall’aggiunta di zucchero (anche di bietola) in fase fermentativa. In quest’ultimo caso (pratica autorizzata in pochi ristretti areali di Francia e Germania ma assolutamente vietata in Italia) l’aggiunta di saccarosio (anche detta chaptalisation) ha lo scopo di rafforzare la gradazione alcolica (fino a un massimo di due gradi alcol) di vini prodotti in aree nelle quali per cause climatiche non si riesce a raggiungere un adeguato grado (un fenomeno sempre più raro, a causa del riscaldamento globale che semmai sta spostano a nord e in altezza i vigneti per rispondere alle gradazioni eccessive e acidità troppo basse, ndr).

Nel caso invece della novità appena introdotta oltralpe (anch’essa esclusa in Italia) l’aggiunta può avvenire fino a ottenere nei vini un residuo zuccherino massimo di 9 grammi litro e deve avvenire a fermentazione conclusa. Per questo viene anche fissata una data: le operazioni non possono avvenire prima dell’1 novembre di ogni anno. Così l’aggiunta di zucchero post fermentazione permette di arrotondare le spigolosità di tannini e acidità senza per questo dover spostare il prodotto (sia rosso che rosato che bianco) all’interno delle categorie dei vini dolci.

Lo zucchero inoltre deve essere “d’uva” e quindi va aggiunto al vino mediante il ricorso a mosto concentrato o mosto concentrato rettificato. Aspetto che consente di ricorrere a un “additivo” che comunque ha origine nel vigneto e non esterno alla viticoltura (come sarebbe nel caso di ricorso a zucchero di bietola). In ogni caso occorrerà utilizzare una materia prima proveniente dalla stessa Aoc ovvero dalla stessa area produttiva del vino finale.

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