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Home » La fuga dei giovani medici dal Ssn: quando un sistema perde il senso del proprio valore
Salute

La fuga dei giovani medici dal Ssn: quando un sistema perde il senso del proprio valore

Sala StampaDi Sala StampaOttobre 13, 20263 min di lettura
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La fuga dei giovani medici dal Ssn: quando un sistema perde il senso del proprio valore

L’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore l’8 ottobre, «La fuga dal SSN comincia dai giovani medici», riporta al centro una questione cruciale: la difficoltà del Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere i professionisti di cui ha bisogno. Nel recente bando per le specializzazioni mediche, su 15.503 posti disponibili, il 24,9% non è stato assegnato, con carenze particolarmente elevate in medicina d’emergenza-urgenza. Non mancano le vocazioni: i giovani continuano a scegliere la medicina, ma sempre più spesso non vedono nel servizio pubblico il luogo in cui costruire il proprio futuro. La questione non è soltanto quanti medici formiamo, ma quale futuro sappiamo offrire loro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Formare un medico richiede investimenti e un ecosistema di università, ospedali, tutor e ricerca. Se il sistema non riesce a trattenerlo, le competenze possono trasferirsi altrove mentre i costi della formazione restano alla collettività. Non significa obbligare i medici a lavorare nel pubblico, ma interrogarsi sulle condizioni che lo rendono sempre meno desiderabile. Qui si inserisce il concetto di Dividendo Sociale Sistemico: il valore nasce dalle risorse e dalle relazioni condivise e si mantiene preservando le condizioni che lo generano. In sanità, questa risorsa è il patrimonio umano e professionale, senza il quale nessuna tecnologia può garantire cure di qualità. Le scelte dipendono da retribuzioni, carriera, qualità della formazione, carichi di lavoro e conciliazione con la vita personale. Il senso del dovere non può compensare all’infinito le criticità organizzative, né la vocazione giustificare il mancato riconoscimento economico e sociale. Un pronto soccorso non può scegliere di avere meno pazienti complessi, né una comunità meno anziani fragili. La programmazione deve partire dai bisogni delle persone. Perdere un professionista esperto significa perdere esperienza e capacità decisionali: il personale è l’infrastruttura umana del servizio, non una semplice voce di costo.

Applicare il Dividendo Sociale Sistemico alla sanità significa prevenire le fughe: intervenire prima che un reparto entri in sofferenza, i turni diventino insostenibili o un giovane specialista decida di andarsene. Anche il Capitalismo del Senso pone una domanda essenziale: l’organizzazione del lavoro amplia le capacità umane oppure le consuma? Stipendi adeguati sono indispensabili, ma non bastano. Servono ambienti sostenibili, prospettive di crescita, valorizzazione delle competenze e partecipazione dei medici alle decisioni. Non si tratta di impedire le scelte verso il privato o l’estero, ma di evitare che lasciare il pubblico diventi l’unica strada per lavorare in condizioni dignitose. Occorre rendere trasparenti i dati su carichi assistenziali, dimissioni e reclutamento e tradurli in interventi verificabili. Non basta contare le assunzioni: bisogna capire quanti medici riescono a costruire un percorso soddisfacente nel pubblico. Aumentare gli stanziamenti senza cambiare le condizioni di lavoro può produrre risultati temporanei. La crisi di attrattività ci pone davanti a una scelta politica: intervenire quando le carenze si manifestano oppure riconoscere che formare, attrarre e trattenere professionisti è un indicatore fondamentale della salute del sistema.

Il Servizio sanitario nazionale è uno dei più importanti strumenti di equità costruiti dal nostro Paese. La sua sostenibilità dipende dalla capacità di proteggere il patrimonio umano e professionale su cui si fonda. La fuga dei giovani medici non è una colpa individuale né un tradimento della vocazione: è un segnale che le istituzioni devono comprendere. La domanda non è perché scelgano di andare altrove, ma che cosa dobbiamo cambiare perché lavorare nella sanità pubblica torni a essere desiderabile e sostenibile. Una nuova politica del personale deve partire non dall’obbligo di restare, ma dalla capacità del sistema di meritare quella scelta. Un sistema che forma i professionisti di cui ha bisogno, ma non offre ragioni sufficienti per restare, non sta soltanto perdendo personale: sta disperdendo valore pubblico.

*Chirurgo vascolare

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