Tra spiritualità, etica e il ruolo dei giovani, l’imprenditore filosofo traccia la strada per un futuro equilibrato, dove la tecnologia torna a essere un dono e l’impresa si fa custode del mondo per le prossime generazioni.
Stiamo assistendo a una profonda trasformazione culturale e sociale, un passaggio che potrebbe segnare l’inizio di una fase storica senza precedenti, dice Brunello Cucinelli. Al centro di questo cambiamento ci sono le nuove generazioni, guidate da una forte richiesta di trasparenza, etica e rispetto.
“Stiamo entrando in una nuova era, forse nel secolo d’oro, perché specialmente i giovani si informano: dove è fatto quel prodotto, come è fatto, hai recato danni all’umanità?” spiega, individuando una straordinaria coincidenza storica e spirituale. “Questo coincide perfettamente con gli 800 anni di San Francesco, quando parla con l’umanità. Quindi lui ha costruito un nuovo contratto sociale per il creato e noi, credo, che lo stiamo costruendo. Perché questo è il grande tema. È un momento molto, molto affascinante per l’umanità. C’è un nuovo ordine mondiale in arrivo e specialmente i nostri giovani sono coloro che ne usufruiranno”.
Per l’imprenditore umbro, la transizione ecologica da sola non basta; serve una visione olistica che metta al centro il benessere complessivo dell’individuo. La sostenibilità deve quindi essere declinata in ogni aspetto della vita quotidiana e professionale.
“Io credo che ci sia una sostenibilità del clima, una sostenibilità economica (quanto guadagni), una sostenibilità spirituale (come ti trattano al lavoro), una sostenibilità morale. Come diceva Augusto Imperatore: ‘Cerca di lavorare bene, non recar danni a nessuno, a ognuno il suo’. C’è una sostenibilità tecnologica: perché nel lavoro tu dovresti essere sempre connesso? Questo è molto importante. Quindi, una sostenibilità a tutto tondo. Abbiamo bisogno di un mondo leggermente più equilibrato perché la tecnologia, che è un dono del creato, ahimè ci sta pesando un po’, forse ci sta rubando una piccola parte del nostro… della nostra anima”.
In questo scenario, il ruolo delle aziende diventa centrale non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto come punto di riferimento valoriale per il domani. Alla domanda su quale sia l’eredità che le grandi imprese di oggi vogliono lasciare alle nuove generazioni, la risposta affonda le radici nella grande tradizione italiana e nella responsabilità sociale d’impresa.
“Io credo che sono sempre le stesse, quelle che hanno lasciato i nostri padri, no? Perché chiunque nell’impresa vorrebbe lasciare in eredità… specialmente noi italiani, credo che le nostre imprese siano come i nostri figlioletti e vorremmo lasciarli per coloro che vengono dopo di noi, essendo in qualche maniera custodi pro tempore. Perché in realtà siamo custodi pro tempore del nostro creato”.










