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Home » L’app Yuka come il Nutriscore: «penalizza l’agroalimentare italiano»
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L’app Yuka come il Nutriscore: «penalizza l’agroalimentare italiano»

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 17, 20262 min di lettura
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L’app Yuka come il Nutriscore: «penalizza l’agroalimentare italiano»

Il Prosciutto di Parma è un prodotto troppo salato e troppo grasso, la cui salubrità in una valutazione in centesimi non merita più di 31. Un gradino sopra (33/100) il Prosciutto di San Daniele e un altro un altro emblema del made in Italy alimentare come il Parmigiano reggiano (32/100). L’Aceto Balsamico di Modena è etichettato come “troppo dolce” e dalla salubrità “scarsa” (20/100). Un punto di riferimento per coloro che sono attenti alla linea come la Bresaola della Valtellina Igp non va oltre il misero punteggio di 7/100 mentre la Mortadella Bologna Igp chiude il novero delle eccellenze made in Italy con un “eloquente” 0/100.

È l’ultima pesantissima offensiva al made in Italy alimentare portata avanti da Yuka, una app francese disponibile in cinque lingue, che conta ben 80 milioni di utenti (8 milioni solo in Italia) e che, pur non essendo autorizzata né in Italia né in Europa, è attiva in 12 Paesi (Regno Unito, Svizzera, Belgio, Spagna, Italia, Francia, Usa, Canada, Australia, Irlanda, Germania e Lussemburgo).

Come funziona Yuka

Yuka utilizza un algoritmo che valuta la salubrità di un alimento in base al contenuto di grassi, sale e zucchero e in rapporto a una monoporzione da 100 grammi. Uno schema molto simile a quello previsto dal Nutriscore, l’etichetta a semaforo proposta, anche quella, dai francesi e, tra le polemiche, bocciata da Bruxelles come riferimento per futuro un sistema di etichettatura europeo. In sostanza, lo schema Nutriscore viene riproposto sottoforma di app.

Yuka, infatti, utilizza lo stesso sistema dell’etichetta “a semaforo” che prevede di prendere come riferimento una porzione da 100 grammi di qualsiasi prodotto per classificare la salubrità degli alimenti. Uno strumento fuorviante semplicemente perché lontano dalla realtà. Il caso di scuola è quello dell’olio extravergine d’oliva che in 100 grammi mostra un elevato contenuto di grassi ma che, nella realtà, nessuno consuma in tali quantitativi: su un’insalata se ne versano poche gocce.

Preoccupazione di Federalimentare

Nei giorni scorsi, proprio sull’app Yuka il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni (Lega), ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri Lollobrigida, Urso e Schillaci. «C’è grande preoccupazione tra le imprese dell’alimentare – spiega Carloni – sull’utilizzo della app francese ritenuta pericolosa, fuorviante e antiscientifica. Il rischio che lamentano le filiere è che possa innescarsi una concorrenza sleale verso il made in Italy colpendo settori di eccellenza del nostro agroalimentare».

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