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Home » «L’audiovisivo è in stallo, così rischiano di fermarsi investimenti e creatività»
Economia

«L’audiovisivo è in stallo, così rischiano di fermarsi investimenti e creatività»

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 3, 20263 min di lettura
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«L’audiovisivo è in stallo, così rischiano di fermarsi investimenti e creatività»

I numeri raccontano un settore che continua a pesare sull’economia italiana. Ma dietro le cifre si nasconde una frenata che rischia di compromettere il lavoro degli ultimi anni. L’audiovisivo italiano, dice Chiara Sbarigia, presidente dell’Apa, l’associazione dei produttori audiovisivi, «sta vivendo una fase di stallo». E proprio questa immobilità rappresenta oggi il problema più serio, mette in evidenza la numero uno dell’associazione, per un settore che da oggi all’11 luglio, a Rimini e Riccione, sarà in vetrina con l’Italian Global Series Festival: festival dedicato alle migliori serie italiane e internazionali.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Parlando al Sole 24 Ore Sbarigia richiama i numeri di alcuni studi. Il primo, in collaborazione con eMedia, sarà presentato a ottobre. Ma le prime stime parlano di «un settore audiovisivo che genera, in Italia, nel 2025, un valore che si colloca attorno ai 17 miliardi di euro». Si tratta di dati provvisori ancora in via di ultima revisione, tuttavia «la crescita è minima rispetto al 2024, anno in cui si registrava un valore pari a 16,3 miliardi. Questo significa che il settore ha smesso di crescere e che siamo entrati in una fase di stallo che non possiamo ignorare».

Eppure il peso economico resta enorme. Un altro studio di OpenEconomics realizzato per Apa attribuisce al comparto un impatto complessivo dell’audiovisivo, sugli altri settori, di 23,5 miliardi. Significativo è anche il dato sul ritorno sociale degli investimenti. «Per la prima volta abbiamo misurato lo Sroi, il Social Return on Investment. È uno strumento elaborato dagli economisti che misura il valore sociale generato dal settore e mostra che per ogni euro investito si producono 4,6 euro di beneficio per la collettività». Non solo. L’audiovisivo è ormai una delle colonne portanti dell’industria culturale italiana. «Se si considera l’industria culturale nel suo complesso, e quindi libri, musica, musei, spettacolo dal vivo e tutte le altre attività tradizionali, l’audiovisivo – sottolinea la presidente Apa – rappresenta ormai quasi il 50% del valore economico complessivo».

Il problema è che questa forza oggi rischia di essere indebolita dalle incertezze regolatorie. «La finestra del tax credit non è ancora stata aperta e, insieme alla riduzione dell’aliquota, sta creando difficoltà nei rapporti con le committenze. Negli ultimi due anni tutto questo ha inciso in modo evidente sulla redditività delle imprese». Le conseguenze non si limitano ai bilanci. «Quando diminuiscono gli utili, le imprese investono meno nelle proprietà intellettuali, nello sviluppo di nuovi progetti e nella sperimentazione». Inevitabile, quindi, affrontare anche il tema dei diritti: «Come Apa abbiamo avviato «tavoli di confronto con Rai e Mediaset, proprio per affrontare il tema dei diritti e costruire un quadro più stabile nei rapporti tra produttori e committenti».

In questo quadro il nodo delle risorse rischia di soffocare il settore. «Sul tax credit audiovisivo mancano ancora circa 50 milioni di euro. Se le risorse disponibili dovessero esaurirsi rapidamente, nella seconda parte dell’anno molte produzioni rischierebbero di fermarsi». E attenzione, conclude Sbarigia: «Se cresce il ricorso a contenuti acquistati all’estero, il rischio non è soltanto economico, ma si impoverisce anche la capacità del Paese di raccontare se stesso e di costruire la propria identità culturale».

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