Cresce nel triennio 2023-2025 l’occupazione domestica (+7,6%), anche trainata da un tasso di irregolarità arrivato al 56,6%, mentre le famiglie fanno i conti con tariffe cresciute del 20% in un decennio. È la fotografia scattata dal nuovo capitolo del Rapporto 2026 Family (Net) Work, di Assindatcolf (Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico). Il paper, presentato a Roma giovedì 5 novembre, è a cura delal Fondazione studi Consulenti del lavoro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Secondo quanto emerge dall’indagine, tra il 2023 e il 2025 l’occupazione del settore ha registrato un incremento del 7,6% portando le unità di lavoro da 1 milione 381 mila del 2023 a 1 milione 486 mila del 2025 (+7,6%), con una crescita particolarmente accentuata nell’ultimo anno (+4%). Parallelamente, ha ripreso a crescere anche il tasso di irregolarità, che dopo le regolarizzazioni degli anni 2020-2021 era sceso significativamente. Nel 2024 questo si attestava al 56,6% confermando la difficoltà di scardinare un fenomeno che rappresenta una caratteristica strutturale del mercato domestico e che, per le sue dimensioni, assume una rilevanza ben più ampia dei confini del settore: il lavoro domestico concentra infatti, da solo, il 33,7% dell’occupazione dipendente irregolare italiana. Nell’ipotesi teorica di una completa emersione del sommerso domestico, il tasso di irregolarità del lavoro dipendente nel Paese scenderebbe dal 13,2% all’8,6%.

Indagine su un campione di oltre 4mila famiglie

L’indagine svolta nel luglio 2026 nell’ambito del Family (Net) Work, su un campione di oltre 4.000 famiglie che ricorrono alle prestazioni di collaboratori domestici, evidenzia come, nel triennio 2024-2026, il 41,6% abbia registrato un aumento del fabbisogno di servizi domestici e assistenziali, mentre una quota ben più elevata, pari al 71,7%, segnala una crescita dei costi. La pressione è particolarmente intensa tra le famiglie che impiegano badanti, dove l’aumento dei bisogni interessa il 67,3% degli intervistati e quello della spesa l’86%.

A gravare sui bilanci familiari contribuisce anche la dinamica dei prezzi dei servizi di assistenza a domicilio, aumentati del 20% tra il 2015 e il 2025, con una crescita concentrata soprattutto negli ultimi tre anni. Non sorprende, dunque, che il 65,4% delle famiglie che si avvale di una o più badanti dichiari di spendere oltre 1.500 euro al mese e il 28,9% più di 2.000 euro. La distanza crescente tra bisogni e risorse disponibili impone alle famiglie scelte sempre più complesse, tanto più che non tutte le prestazioni possono essere ridotte o sostituite nella stessa misura.

Nel triennio considerato, il 56,6% delle famiglie intervistate dichiara che uno o più componenti hanno aumentato il tempo dedicato alla cura delle persone o alla gestione della casa; il 24,9% ha intensificato il ricorso alla rete familiare e informale. Nel 22,1% dei casi, inoltre, almeno un componente ha modificato la propria attività lavorativa per far fronte alle esigenze domestiche e assistenziali. Per molte famiglie si configura così un compromesso sempre più difficile tra lavoro e responsabilità di cura, anche quando si ricorre all’aiuto di collaboratori domestici.

Condividere.
Exit mobile version