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Economia

Lavoro, nel 2026 crescita trainata da digitale e automazione

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 7, 20266 min di lettura
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Lavoro, nel 2026 crescita trainata da digitale e automazione

Il mercato del lavoro italiano quest’anno sarà guidato da un approccio più selettivo e qualitativo da parte delle imprese, con figure altamente specializzate la cui domanda cresce di percentuali mai sentite prima. Un esempio sono i tecnici di impianti industriali, per i quali Adecco a fine 2025 registra una crescita di oltre il 1.300%. Un altro gli specialisti di cyber security con il +790% e un altro ancora riguarda chi si occupa di machine learning con il +625%. Automazione e digitale stanno guidando la domanda in tutti i settori, ma dovendo individuare quelli che si muovono a ritmo più sostenuto sono sicuramente logistica, sanità e tutta la cantieristica, almeno nella prima parte dell’anno, grazie ai progetti del Pnrr.

Crescita più selettiva e qualitativa

Guardando ai numeri di coda del 2025, ormai da molti mesi soffia un vento favorevole come raccontano anche i più recenti dati Istat (ottobre 2025): il tasso di occupazione è al 62,7%, a un livello che l’Italia forse non aveva mai conosciuto, e gli occupati totali sono saliti oltre i 24 milioni. Resta però ancora molto da fare per risolvere la questione dei bassi salari, soprattutto per chi abita nei centri città, dove sia il costo della vita che delle case hanno raggiunto livelli proibitivi. I ceo delle principali agenzie del lavoro che operano in Italia e che sono uno degli osservatori più importanti per valutare il mercato, parlano di previsioni positive per il 2026, almeno per la prima parte, sebbene non paragonabili ai ritmi del biennio 2023 e 2024. Se il 2025 «si è dimostrato un anno di resilienza e consolidamento, in cui abbiamo assistito a una tenuta dell’occupazione complessiva, le prospettive per il 2026 sono di una crescita più selettiva e qualitativa», spiega Marco Ceresa, group ceo di Randstad Italia. La crisi geopolitica qualche preoccupazione la desta, ma l’impatto potrà al massimo «moderare il tasso di crescita, non arrestare la trasformazione in atto, come l’accelerazione della transizione digitale, con la valorizzazione delle competenze legate all’intelligenza artificiale, alla cybersecurity e all’analisi dei dati che sono tra le più richieste, e la maggiore richiesta di profili con esperienza e soft skills consolidate, rispetto ai junior, ma con una necessità di forte intervento di upskilling digitale per allinearsi alle nuove esigenze aziendali. Nel 2026 la domanda sarà più esigente, focalizzata sull’inserimento di professionalità ad alto valore aggiunto, per coprire specifiche mancanze di competenze».

Mercato molto dinamico

Anche per Massimiliano Medri, Managing Director di Adecco Italia, «il 2026 si preannuncia come un anno di forte dinamismo per il mercato del lavoro italiano. Osserviamo una domanda in crescita su fronti strategici e un’offerta che si sta progressivamente riassestando. I nostri dati indicano che la domanda interna è trainata principalmente da commercio, trasporti e hospitality, con manifattura e alimentare a consolidare la seconda linea. Quello che ci aspettiamo è un anno di polarizzazione: da un lato i settori tradizionali che continuano a generare volumi importanti, dall’altro la crescente centralità delle competenze digitali e tecnologiche. Le opportunità più significative si apriranno per le imprese e i candidati che sapranno investire su competenze tecniche avanzate e soft skills trasversali come adattabilità e problem solving».

La leva della formazione

Tra il 2025 e il 2029 il mercato del lavoro italiano esprimerà un fabbisogno occupazionale compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, grazie alle attività ancora legate al Pnrr e al ricambio generazionale, secondo le previsioni Excelsior di Unioncamere, basate sulle previsioni delle imprese. I picchi di richiesta riguardano le professioni sanitarie, gli ingegneri, i tecnici in ambito meccanico e informativo. In generale c’è un forte bisogno di competenze digitali e green, a cominciare dalla logistica e dalle costruzioni. Non sarà però facile per le imprese trovare i profili di cui hanno bisogno. Le maggiori criticità per Zoltan Daghero, managing director di Gi group stanno sempre nel disallineamento tra domanda e offerta che «riguarda ormai un profilo su due e sembra divenuto strutturale». Le dinamiche sociali sembrano addirittura acuirlo con «il progressivo calo demografico, lo scollamento scuola-lavoro, le trasformazioni tecnologiche e temi più culturali e sociali». Questo fa concludere che «per il 2026 una leva fondamentale resta la formazione – afferma Daghero -. Percorsi come academy, Its e Ifts permettono di sviluppare anche in tempi brevi, le competenze più richieste, con un’elevata efficacia in termini di occupabilità. Il nostro Gi group training hub nel 2025 ha erogato 11mila corsi e formato 54mila persone in tutta Italia». Logistica, life sciences, energy e Ict sono i settori da cui arriva la domanda più forte «con crescenti richieste legate alla digitalizzazione, alla sicurezza delle catene di approvvigionamento e alla sostenibilità», continua Daghero. Così nella logistica il carrellista e il gruista non può più essere generico, ma deve avere una chiara specializzazione dovuta alla digitalizzazione dei magazzini. Allo stesso modo nelle life sciences «tra i ruoli più richiesti ci sono i tecnici manutentori industriali per il biomedicale e quelli per il farmaceutico per i quali abbiamo dovuto sviluppare percorsi formativi in collaborazione con le aziende del settore per allineare le loro competenze», aggiunge Daghero.

L’energia e l’aerospazio

L’energia sicuramente aprirà grandi prospettive soprattutto per l’obiettivo dato dalla Ue del 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, che secondo le previsioni di Confindustria energia potrebbe generare almeno 250mila nuovi posti di lavoro. Giuseppe Venier, amministratore delegato di Umana sostiene che con i primi mesi del 2026 «si esaurirà quella situazione di incertezza che ha caratterizzato il mercato nel 2025, in cui le aziende hanno fatto molto ricorso alla cassa integrazione. Ci aspettiamo una crescita del settore della somministrazione attorno al 5%, dopo un biennio non particolarmente entusiasmante, frutto di una normalizzazione del mercato, in cui abbiamo assistito a una vertiginosa crescita nel periodo post Covid. Il ruolo delle agenzie sarà centrale, i segnali positivi che arrivano sono confortanti. A partire dalla ripresa del tempo determinato che sta registrando una fase di crescita considerevole, una dinamica che presto si allargherà anche ai tempi indeterminati». I settori che saranno maggiormente coinvolti sono «quelli a maggiore concentrazione di alta tecnologia come l’aerospazio e le figure tecniche, soprattutto in ambito informatico che continuano ad essere le più ricercate. Stiamo però registrando, ormai da qualche tempo, la richiesta da parte delle aziende di competenze di natura umanistica che diventano sempre più importanti proprio in settori a vocazione tecnica».

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