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Home » L’eterno e sorprendente ritorno in Sicilia di Dolce&Gabbana
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L’eterno e sorprendente ritorno in Sicilia di Dolce&Gabbana

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 22, 20263 min di lettura
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L’eterno e sorprendente ritorno in Sicilia di Dolce&Gabbana

L’amore dei più fini intelletti tedeschi per la Sicilia è noto, a partire da Johann Wolfgang Goethe, che non a caso è citato nella descrizione della collezione Dolce&Gabbana andata in passerella domenica 21 giugno a Milano e battezzata “Vacanze siciliane”. Il plurale non è casuale: tutto quello che sappiamo o raccontiamo dell’isola contiene infinite sfaccettature culturali, storiche e sociali e non le ha colte solo Goethe. Nel suo “Viaggio in Sicilia”, libro del 1885, Guy de Maupassant dedica un lungo passaggio allo stupore provato visitando Segesta: «Il tempio sembra essere stato posto ai piedi della montagna da un uomo di genio che aveva avuto la rivelazione dell’unico punto in cui lo si doveva costruire».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Domenico Dolce e Stefano Gabbana non sono scrittori né critici d’arte, ma creatori di moda e la loro maggiore ispirazione è da sempre la Sicilia, terra di origine del primo, che in passato, scherzando ma non troppo, ha definito «ancora più amata da Stefano che da me», benché Gabbana sia nato in Lombardia. I due stilisti e imprenditori rivendicano con orgoglio il percorso creativo iniziato oltre 40 anni fa: «Per noi la Sicilia non è mai stata una tendenza e questa collezione è particolarmente ricca perché ricca è la Sicilia. Ogni colore, ogni tessuto, ogni dettaglio racconta una storia fatta di memoria, bellezza e saper fare».

Dolce&Gabbana, la collezione PE 2027

Photogallery14 foto

In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, aggiungere, fin dal nome, l’idea di vacanza non nuoce, anzi. In fondo è proprio quello che fecero Goethe, Maupassant e innumerevoli altri: scegliere l’isola come meta di un viaggio che avevano intuito sarebbe stato anche interiore, portando a riflessioni su se stessi e il mondo. I due scrittori lo fecero consciamente, questo viaggio fisico e mentale, la moda di Dolce&Gabbana consente di intraprenderlo con il grado di leggerezza e consapevolezza che meglio si adatti a ciascuno di noi. Vacanze siciliane è una collezione maschile, ma l’impostazione richiama quella della parte donna e comprende sia il pret-à-porter sia l’alta moda e alta sartoria, che verranno presentate a metà luglio a… Taormina, niente di meno.

A parte la breve citazione sui colori, Domenico Dolce e Stefano Gabbana per questa stagione hanno preferito che a parlare – e far sognare – fossero abiti e accessori, lasciando a Stefano Cantino, co-amministratore delegato da aprile scorso, qualche considerazione strategica. «Alla fine di giugno si riunirà il cda e verranno aggiornati alcuni dati, come il bilancio chiuso al 31 marzo – ha detto ieri Cantino -. In occasione di una sfilata non c’è spazio per rumor finanziari, è giusto che l’attenzione sia tutta sulla creatività: è il modo migliore per riconoscere il valore e la storia del marchio e l’impegno dei fondatori, delle loro famiglie e delle 6mila persone che lavorano per Dolce&Gabbana nel mondo».

Hanno ragione, Domenico Dolce e Stefano Gabbana: la Sicilia, dalla Val di Noto all’Etna (indicata quasi sempre al femminile dai siciliani, perché è una montagna, prima che un vulcano), da Palermo all’isola di Pantelleria, non può essere una tendenza o una splendida cornice. Pretende di essere “usata” come ispirazione e raccontata solo da chi sa davvero farlo. Non è racconto da poco, come ha detto Stefania Auci: «Nella mia isola tutto è impasto di tradizioni, sovrapposizione di culture. C’è un’ambiguità di fondo che forse rappresenta la sua essenza e ne costituisce l’estrema chiave interpretativa». Una chiave che anche la moda, a patto che sia quella di Dolce&Gabbana, può fornire.

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