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Home » L’IA fatta a debito, la finanza in allarme per i rischi del ciclo tecnologico
Economia

L’IA fatta a debito, la finanza in allarme per i rischi del ciclo tecnologico

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 28, 20264 min di lettura
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L’IA fatta a debito, la finanza in allarme per i rischi del ciclo tecnologico

La Banca dei Regolamenti Internazionali, nel Rapporto economico annuale 2026, mette in fila quattro vulnerabilità dei mercati: inflazione più difficile da domare, debiti pubblici elevati, fragilità finanziarie e sostenibilità del boom dell’intelligenza artificiale. Il punto non è che l’IA sia una moda senza valore, ma che l’economia globale sta incorporando aspettative molto alte su produttività, ricavi futuri e ritorni degli investimenti. In altre parole: una parte rilevante delle valutazioni incorpora oggi guadagni di produttività che devono ancora materializzarsi e che, per loro natura, richiedono tempo. Se queste attese venissero deluse, il rischio sarebbe una correzione disordinata dei mercati e un irrigidimento delle condizioni finanziarie.

Si parla di “bolla tecnologica” perché il ciclo dell’IA mostra tre ingredienti classici: forte accelerazione degli investimenti, valutazioni elevate e crescente uso di capitale esterno. Nel bolletino di gennaio la BRI segnalava già che gli investimenti in IA stanno diventando una quota rilevante della crescita e che il finanziamento si sta spostando dai flussi di cassa al debito, con un ruolo crescente del credito privato. Questo spostamento è significativo perché il credito privato opera in un’area meno trasparente e meno regolata rispetto al sistema bancario tradizionale, rendendo più difficile valutare dove si concentrino realmente i rischi. La stessa BRI sottolinea che i prezzi azionari hanno corso molto più dei segnali provenienti dal mercato del credito: una divergenza che aumenta la vulnerabilità, se gli utili non confermano le aspettative. 

 

intelligenza artificiale e social media (pixabay)

Le correzioni di Borsa degli ultimi mesi hanno reso visibile questa fragilità. Reuters ha rilevato che il Nasdaq era già entrato in correzione a marzo, con un calo di circa l’11% dal massimo di ottobre 2025, e poi a giugno ile vendite si sono concentrate sui semiconduttori e sui titoli IA: il Philadelphia Semiconductor Index è sceso del 7,9% in una seduta, mentre il Nasdaq ha perso il 2,21%. 

Il nesso con la liquidità è cruciale. Negli anni passati la disponibilità di capitale e la ricerca di rendimento hanno sostenuto multipli elevati sui titoli a rapida crescita; ora, con inflazione più persistente e tassi potenzialmente più alti, quel sostegno diventa meno scontato. Reuters ha scritto che le preoccupazioni su spesa AI finanziata a debito e Fed più restrittiva hanno alimentato la pressione sui semiconduttori. 

AI-Intelligenza Artificiale

AI-Intelligenza Artificiale (pixabay)

Qui però va evitato l’effetto ancoraggio mediatico: “bolla” non significa per forza “crollo imminente”. Certo, la memoria va automaticamente ai trenta mesi tra il 2000 e il 2002 quando il nasdaq perse quasi l’80% del suoi valore con la bolla ‘dot-com’, ma oggi la situazione è molto diversa e anche i giganti tech non sono tutti uguali. Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta stanno aumentando drasticamente la spesa in conto capitale per l’IA, ma lo fanno partendo da basi diverse. Reuters ha segnalato che Alphabet è stata premiata dagli investitori per la capacità di finanziare la spesa con i forti flussi di cassa, mentre Microsoft e Meta hanno subito più pressione per il peso degli investimenti; Amazon, invece, è sotto osservazione per l’impatto delle spese in conto capitale sulla liquidità netta. 

La fase è quindi meno simile a una bolla puramente speculativa e più a una corsa industriale ad alta intensità di capitale. I grandi fornitori globali di servizi cloud stanno trasformando l’AI in infrastruttura fisica: server, chip, reti elettriche, data center, raffreddamento. Reuters ha stimato che Meta, Oracle e altri gruppi tecnologici abbiano raccolto circa 250 miliardi di dollari sui mercati del debito nel 2026 e che il solo ciclo di spese in conto capitale in IA possa avvicinarsi a livelli paragonabili a uno stimolo infrastrutturale pubblico. 

AI Intelligenza artificiale

AI Intelligenza artificiale (Getty)

Quello che sta accadendo con l’IA assomiglia alla costruzione delle ferrovie nell’Inghilterra vittoriana o l’elettrificazione americana degli anni Venti. In entrambi i casi la tecnologia era autentica e il suo impatto economico alla fine enorme. Ma in entrambi i casi il ciclo di investimento precedette di anni, talvolta decenni, la maturazione dei ritorni, e lungo la strada produsse sovraccapacità, fallimenti e crisi finanziarie. Non perché la tecnologia non funzionasse, ma perché il capitale era stato mobilitato più velocemente di quanto l’economia reale riuscisse ad assorbirlo.

La domanda critica è la stessa delle ferrovie vittoriane: a quale velocità questi asset genereranno ricavi sufficienti a coprire il costo del denaro impiegato per costruirli? Se la risposta è “in tempi più lunghi del previsto”, le conseguenze non saranno un crollo improvviso ma una pressione prolungata sui bilanci di chi ha scommesso in anticipo, una stretta sul credito per i soggetti più esposti, un rallentamento degli investimenti successivi. Non un’esplosione, ma un lungo e faticoso riassestamento.

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