Non si tratta più di “mettere online” delle sentenze. La super banca dati della giustizia tributaria viene riposizionata come un’infrastruttura che può cambiare il modo in cui si prepara, si valuta e si imposta una lite fiscale. La prima novità è già operativa ed è netta: non ci sono più soltanto le pronunce della fase di merito (delle Corti di giustizia di primo e secondo grado), ma anche quelle della Corte di cassazione e della Corte costituzionale. La seconda novità – quella che al ministero dell’Economia considerano il salto decisivo nell’uso quotidiano – è in lavorazione: una ricerca «a conversazione», con un chatbot simile a ChatGPT, per trovare decisioni per argomenti dialogando in tempo reale con l’intelligenza artificiale.
Un milione di sentenze
Il progetto, oggi, ha un obiettivo politico-amministrativo chiaro: modernizzare la nuova giurisdizione tributaria, ridisegnata con la legge 130/2022, e renderne leggibili gli orientamenti. In concreto significa spostare la trasparenza dal piano dei principi al terreno operativo: consentire a tutte le parti di sapere come si sta muovendo la giurisprudenza, non solo in astratto ma nella quotidianità delle decisioni. Ed è qui che la banca dati smette di essere un “servizio” e diventa un fattore di equilibrio nel contenzioso, visto che presto potrà contare su un bacino di ben 1 milione di sentenze consultabili anche provenienti dalla sezione tributaria della Corte di cassazione. Un passo in avanti che permette ai professionisti del fisco di avere una visione più nitida dell’andamento della giurisprudenza sia di merito sia di legittimità e che tocca il cuore della partita: la parità delle armi giuridiche tra contribuenti e Amministrazione finanziaria.
Ricerche con la logica della chat
Il capitolo tecnologico è altrettanto centrale. Il sistema è gestito con l’intelligenza artificiale e il ministero dell’Economia lavora al passaggio che ne cambia l’esperienza d’uso: la consultazione non più solo per parole chiave e filtri, ma tramite un’interazione in linguaggio naturale. La logica è quella di una chat: chiedi un tema, restringi il perimetro, esplori un orientamento, passi da un concetto all’altro. È anche su questo terreno che si inserisce il ruolo di Sogei, partner tecnologico del ministero, che con l’amministratore delegato Cristiano Cannarsa sta elaborando un sistema informatico più fluido, pensato per rendere l’accesso alla banca dati delle sentenze della giustizia tributaria meno “da addetti ai lavori” e più immediato, pronto all’uso per consulenti ed avvocati tributari.
Deposito veloce delle sentenze
Novità sono previste anche sul fronte della “interoperabilità”, perché il limite principale resta legato ai tempi di alimentazione del sistema. Le sentenze oggi non vengono rese disponibili subito: il caricamento può avvenire con una distanza temporale che, in alcuni casi, arriva anche a due mesi. È un ritardo che incide sull’utilità concreta della banca dati, soprattutto quando serve conoscere rapidamente come si sta orientando la giurisprudenza su un tema specifico. Per questo l’obiettivo del Mef è ridurre questa distanza fino a portare il caricamento dei provvedimenti in un sostanziale tempo reale. In termini operativi, accorciare la “filiera” significa ridurre i passaggi tra la formazione della decisione e la sua pubblicazione nel sistema: meno transizioni, meno attese, maggiore continuità nel flusso di aggiornamento, incrociando le esigenze di chi lavora sul contenzioso tributario.








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