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Home » Lotta alla Zanzara tigre, un batterio riduce del 90% la capacità riproduttiva
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Lotta alla Zanzara tigre, un batterio riduce del 90% la capacità riproduttiva

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 19, 20263 min di lettura
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Lotta alla Zanzara tigre, un batterio riduce  del 90% la capacità riproduttiva

Una buona notizia dalla ricerca italiana contro l’insetto protagonista dell’estate: le zanzare. Per la prima volta in Europa è stata sperimentata su larga scala una piattaforma innovativa per il controllo sostenibile della zanzara tigre. Una strategia che ricorda un po’ il trucco del cavallo di Troia e si è anche rivelata in grado di ridurre in modo naturale la fertilità delle femmine, senza danni per l’ambiente. La campagna sperimentale, condotta presso il Centro Ricerche Enea Casaccia (Roma) all’interno di una collaborazione tra Enea, Google LLC e Sapienza ha coinvolto 1,6 milioni di maschi fake, di aspetto identico rispetto a quelli della specie nel mirino, ma resi incompatibili con le femmine in laboratorio grazie a un batterio. In pratica, introducendo nella popolazione di insetti questi maschi speciali, si abbatte la capacità di produrre uova fertili destinate a superare l’inverno dell’88%.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La strategia

La zanzara tigre (Aedes albopictus), oltre a rappresentare un elemento di disturbo nelle notti e nei giorni d’estate, può trasmettere diverse arbovirosi, come dengue, chikungunya e Zika, che ormai stanno colpendo anche in Europa. La tecnica si basa sul rilascio di grandi numeri di maschi modificati che, grazie alla simbiosi con un batterio innocuo – la Wolbachia – risultano riproduttivamente incompatibili con le femmine selvatiche. Risultato? Tutte le uova che le femmine selvatiche producono risultano sterili, cosa che impatta sulla popolazione di zanzare. «Questo approccio, applicato esclusivamente alla zanzara tigre, offre un’alternativa concreta all’uso massiccio di insetticidi chimici», spiega Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 dell’Enea.

Il batterio

La chiave di tutto è il batterio: è presente nella maggior parte delle specie di insetti con cui vive in simbiosi. La Wolbachia rende riproduttivamente compatibili le femmine in cui è presente. Le femmine prive di Wolbachia invece sono sterilizzate dai maschi che ospitano questo batterio. Enea ha riprodotto questo meccanismo naturale sostituendo la Wolbachia presente nella zanzara tigre con un altro ceppo del batterio ospitato dalla zanzara comune. Agendo sulla dinamica della popolazione di questi insetti nel tempo, «vengono poste le basi per un controllo più duraturo, efficace e sostenibile delle popolazioni, mantenendole costantemente al di sotto delle soglie di rischio epidemiologico», chiarisce lo scienziato.

La sperimentazione

Il team di ricerca dell’Enea è stato il primo al mondo ad ottenere una linea di zanzara tigre con le caratteristiche descritte. Google ha sviluppato questa strategia di controllo in parallelo all’Enea per combattere altre specie di zanzara ed è già protagonista di vari programmi di implementazione su larga scala in diverse aree del mondo. In questo progetto Google ha avuto il compito di moltiplicare la popolazione di zanzara tigre che produce maschi incompatibili sviluppata dall’Enea, selezionare esclusivamente i maschi ed occuparsi del loro inscatolamento e trasporto aereo da Miami (Stati Uniti) all’area di rilascio a Casaccia.

Modello pilota

Dal canto suo la Sapienza di Roma, in virtù dell’esperienza nello studio delle zanzare che trasmettono patogeni, contribuisce al programma attraverso metodi di validazione della tecnica e tramite il monitoraggio di aree di controllo non trattate. Nei 53 ettari all’interno del campus del Centro Ricerche Enea Casaccia – tra fine luglio e fine ottobre 2025 – sono stati rilasciati in totale circa 1,6 milioni di maschi incompatibili della zanzara tigre. Lo studio va avanti anche quest’anno. Come spiega Maurizio Calvitti, ricercatore della Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili dell’Enea, il Centro di Casaccia «rappresenta un modello pilota di particolare valore per la trasferibilità della metodologia ad altri contesti operativi, sia in Italia sia a livello internazionale». E cela la promessa di liberarci di questi fastidiosi e pericolosi insetti vettori di malattie.

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