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Home » L’ultimatum a Starmer dopo il tracollo alle amministrative: lasci altrimenti sarà sfidato
Politica

L’ultimatum a Starmer dopo il tracollo alle amministrative: lasci altrimenti sarà sfidato

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 10, 20265 min di lettura
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L’ultimatum a Starmer dopo il tracollo alle amministrative: lasci altrimenti sarà sfidato

Un calendario per l’uscita di scena del premier Keir Starmer a favore di un altro capo del governo, magari preso dalle fila del suo stesso governo e più abile “a comunicare”, da concordare in seno all’esecutivo di Sua Maestà Carlo III. C’è una deadline: “entro domani”, altrimenti sarà lanciata una vera sfida interna al Labour alla leadership dell’inquilino di Downing Street. È questo “l’ultimatum formalizzato” nelle ultime ore da Catherine West, deputata dissidente, ex sottosegretaria fino ad alcuni mesi fa, dopo il tracollo – definito “catastrofico” anche da un giornale progressista come il Guardian – subito dal partito di maggioranza alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso.

Figura politica relativamente di secondo piano, la combattiva deputata ha confermato oggi le sue intenzioni in un’intervista al talk show domenicale di Laura Kuenssberg, in onda sulla Bbc, mentre si moltiplica nel gruppo parlamentare del Labour il numero di coloro che invocano le dimissioni di sir Keir: l’ultimo è stato l’ex viceministro Josh Simons. “Abbiamo un problema serio e dobbiamo muoverci in fretta” ha tagliato corto West, se altri non si faranno avanti e se il resto del governo non imporrà al primo ministro d’indicare una scadenza sulla sua uscita di scena.

Catherine West deputata laburista (wiki)

Il tentativo in extremis: rilanciare l’azione politica e riavvicinarsi di più all’Ue

Un ultimatum che ha poi trasformato in effetti in “penultimatum”, dicendo di voler attendere domani per decidere se si riterrà “ancora insoddisfatta” dopo il discorso postelettorale alla nazione, annunciato dal premier. Discorso nel quale, come anticipato ai media, Starmer presenterà un ennesimo piano di rilancio dell’azione di governo basato in particolare sulla promessa di nuove iniziative di riavvicinamento all’Unione europea, a partire da un parziale riallineamento al mercato unico europeo. Il tutto nella speranza di recuperare consensi intercettando i diffusi ripensamenti sulla Brexit dei sondaggi attuali, a 10 anni dal referendum che portò Londra fuori dalle istituzioni dell’Unione.

La pesante sconfitta subita dal Partito laburista nelle elezioni locali e regionali svoltesi giovedì, in Scozia e Galles, ha fatto precipitare Starmer nella crisi politica più grave da quando è entrato al 10 Downing Street, due anni fa. Mentre all’interno del partito si moltiplicano le richieste di dimissioni, il primo ministro sta lavorando a un piano di ristrutturazione politica e di governo nel tentativo di salvare la propria leadership. Con lo scrutinio quasi completato, i laburisti hanno perso oltre 1.400 consiglieri in tutta l’Inghilterra.

Nigel Farage

Nigel Farage (ansa)

I disastrosi risultati in Galles e Scozia

In Galles, dove governavano da 27 anni, sono scivolati al terzo posto, superati sia dai nazionalisti di Plaid Cymru sia dalla destra populista di Reform UK. Le conseguenze politiche sono state immediate: la premier gallese Eluned Morgan ha annunciato ieri le dimissioni dalla guida del partito nella regione.

In Scozia, pur mantenendo la seconda posizione in termini di voti, hanno perso quattro seggi e si sono ritrovati alla pari con il partito di Nigel Farage, il promotore della Brexit. Il leader laburista di Edimburgo Anas Sarwar ha perso il proprio seggio nel Parlamento di Edimburgo. Sebbene si trattasse formalmente di consultazioni locali e regionali, il voto è stato interpretato come un test nazionale, un vero e proprio referendum sulla permanenza di Starmer alla guida del governo.

Nonostante la vittoria alle elezioni legislative del luglio 2024 con un’amplissima maggioranza, in meno di due anni il premier ha accumulato un forte livello di impopolarità. A capitalizzare il malcontento è stato soprattutto Farage: il suo Reform UK ha conquistato oltre 1.400 consiglieri in Inghilterra ed è entrato con forza nei Parlamenti devoluti di Galles e Scozia, ottenendo rispettivamente 34 e 17 seggi. Lo slogan della campagna era esplicito: “Vote Reform. Get Starmer out”.

“Risultati molto duri. Ma non mi dimetto”

Di fronte alla crisi, il premier ha sempre escluso l’ipotesi di dimettersi. In un incontro con i media a Londra ha riconosciuto che i risultati sono stati “molto duri”, ma ha affermato di non voler “precipitare il Paese nel caos”. Il suo obiettivo, ha spiegato, è riconquistare la fiducia degli elettori attraverso una nuova strategia per il resto della legislatura. “Credo che dobbiamo definire la strada da seguire. È quello che intendo fare nei prossimi giorni. Come ci ristrutturiamo, come restituiamo alle persone la speranza nel futuro. Perché non lo abbiamo fatto abbastanza” ha dichiarato il primo ministro.

In un commento pubblicato sul Guardian, il primo ministro ha ammesso in prima persona gli “errori inutili” commessi dal suo governo. Tra le decisioni più contestate, figurano i tagli agli aiuti per i pensionati e la nomina dell’ex ministro Peter Mandelson, citato per i suoi legami con Jeffrey Epstein, come ambasciatore a Washington. Starmer, si diceva più sopra, punta sulla strategia di riavvicinamento all’Unione europea attraverso accordi commerciali, di sicurezza e di difesa, oltre al ritorno del Regno Unito al programma Erasmus+, previsto per il 2027.

Le mosse: nuove nomine e il riavvicinamento all’Europa

Come primo passo del riassetto, Starmer ha nominato l’ex premier Gordon Brown inviato speciale per la Finanza e la Cooperazione globale e l’ex vicepresidente laburista Harriet Harman consigliera per le politiche riguardanti le donne. Le due nomine, entrambe figure di grande esperienza e autorevolezza all’interno del Labour, sono interpretate come un tentativo in extremis di rafforzare la sua appannata autorità, mentre nel partito cresce il numero di parlamentari che ritiene inevitabile un cambio di leadership.

Al netto delle critiche, più o meno esplicite, espresse da vari esponenti laburisti, il vero problema è che al momento non esiste un successore naturale. Tra i nomi più citati figurano il ministro della Sanità Wes Streeting, il sindaco di Manchester Andy Burnham, che dovrebbe però prima ottenere un seggio a Westminster, e l’ex vicepremier Angela Rayner, già numero due di Starmer e dimessasi lo scorso settembre dopo uno scandalo fiscale legato alla sua abitazione.

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