Il parere dell’Anac sulla possibile candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc era atteso in vista dell’assemblea elettiva in programma il 22 giugno. La vicenda riguardava l’applicazione delle norme sul cosiddetto ‘pantouflage’ ai vertici del sistema sportivo. A richiedere un chiarimento formale all’Autorità era stato il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi.
L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha sciolto i dubbi: esclusa l’esistenza di cause di ineleggibilità per l’ex presidente Coni.
“La disposizione citata rinvia alla previsione contenuta nell’articolo 29-bis della legge n. 262/2005, la quale, letta in combinato disposto con la norma di rinvio, richiede che il rapporto avviato al termine dell’incarico presso l’organo collegiale rientri tra i “rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego” – si legge in una nota Anac – “Considerato il tenore letterale della disposizione, gli incarichi di presidente o di membro di organi collegiali degli enti privati in destinazione non sono riconducibili ad alcuna delle suddette categorie. Ne consegue che, nel caso di specie, difetta uno dei presupposti di applicabilità della disciplina delle incompatibilità successive prevista dall’articolo 3, comma 3-bis, decreto-legge n. 25/2025, con ciò rendendo non necessario l’esame degli ulteriori presupposti richiesti dalla disposizione medesima”.
Giovanni Malagò, Stadio dei Marmi (Afp)
“Ho appreso con soddisfazione il parere dell’Anac. Ognuno adesso può giudicare l’accaduto”. E’ questo il commento di Giovanni Malagò all’ANSA: “Ho sempre sostenuto la correttezza della mia posizione nel merito. Per mia conoscenza specifica della questione, mi ero rivolto in modo formale e informale a 11 soggetti diversi, titolati sull’argomento. E tutti mi avevano manifestato la loro certezza che non c’era alcun problema in merito. Ognuno adesso può giudicare l’accaduto”.
Il cosiddetto “pantouflage” è l’insieme delle norme pensate per evitare conflitti di interesse nel passaggio da incarichi pubblici a ruoli presso enti o organizzazioni private. La disciplina limita, per un determinato periodo, la possibilità per chi ha ricoperto funzioni istituzionali di assumere incarichi in realtà che potrebbero aver beneficiato delle decisioni adottate durante il mandato. Proprio l’applicabilità di queste regole al caso di Giovanni Malagò era al centro del parere richiesto all’Anac, che ha escluso l’esistenza di ostacoli alla sua eventuale candidatura alla presidenza della FIGC.












