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Home » Maxi frode nella Grande distribuzione: cooperative fantasma, appalti finti e 166 milioni di fatture false
Notizia

Maxi frode nella Grande distribuzione: cooperative fantasma, appalti finti e 166 milioni di fatture false

Sala StampaDi Sala StampaAprile 28, 20262 min di lettura
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Maxi frode nella Grande distribuzione: cooperative fantasma, appalti finti e 166 milioni di fatture false

Un elemento considerato decisivo dagli inquirenti, perché indicherebbe l’esercizio concreto dei poteri tipici del datore di lavoro.

L’Iva usata per pagare il costo del lavoro

Il cuore della frode fiscale, secondo la ricostruzione investigativa, era il mancato versamento dell’Iva da parte delle cooperative fin dalla loro costituzione. Le somme incassate non venivano destinate al pagamento dell’imposta, ma quasi esclusivamente agli stipendi e ai costi del personale. In questo modo, l’Iva diventava di fatto una leva per finanziare il costo del lavoro. Il risultato, secondo l’accusa, era un risparmio illecito per la società committente e un danno diretto per l’Erario.

Le fatture emesse dai consorzi sono ritenute inesistenti sotto due profili: soggettivo e giuridico. Soggettivo, perché sarebbero state emesse da soggetti diversi dai reali fornitori della manodopera. Giuridico, perché riferite a contratti di appalto che, secondo gli investigatori, erano simulati e servivano a mascherare una somministrazione di lavoro non consentita. La società committente avrebbe poi detratto integralmente quell’Iva, ottenendo un indebito vantaggio fiscale.

Cooperative senza sedi, senza beni e gestite da prestanome

Le indagini, condotte con la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate, riguardano gli anni d’imposta dal 2019 al 2025. Secondo quanto ricostruito, le cooperative non avevano una reale autonomia imprenditoriale. Sarebbero risultate inesistenti presso le sedi dichiarate, prive di utenze, senza beni e amministrate da prestanome. Non solo. Gli adempimenti fiscali e societari sarebbero stati curati dagli stessi professionisti, confermando, secondo gli inquirenti, l’esistenza di una gestione unitaria. Il sistema prevedeva anche il trasferimento «in blocco» dei lavoratori da una cooperativa all’altra. Quando i debiti fiscali si accumulavano, la cooperativa veniva sostituita. I lavoratori passavano alla società successiva e l’attività continuava senza interruzioni. Una rotazione funzionale, secondo l’accusa, a lasciare indietro i debiti tributari e garantire continuità operativa alla filiera.

La regia unica e gli artifici contabili

Gli investigatori ritengono di aver individuato una regia accentrata dietro il sistema di consorzi e cooperative. La struttura, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata sostenuta anche da artifici contabili finalizzati a occultare le perdite, iscrivere ricavi fittizi e sottostimare i debiti verso l’Erario. Il quadro complessivo disegnato dall’indagine è quello di un sistema organizzato per abbattere il costo del lavoro, ridurre il carico fiscale e mantenere attiva la prestazione lavorativa attraverso società formalmente autonome, ma ritenute prive di reale consistenza imprenditoriale.

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