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Home » Melanoma avanzato, la nuova pillola che «spoglia» il tumore e lo rallenta
Salute

Melanoma avanzato, la nuova pillola che «spoglia» il tumore e lo rallenta

Sala StampaDi Sala StampaOttobre 23, 20263 min di lettura
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Melanoma avanzato, la nuova pillola  che «spoglia» il tumore e lo rallenta

Una pillola in grado di “spogliare” il tumore per renderlo più visibile al sistema immunitario si è rivelata una nuova promettente arma contro il melanoma avanzato. L’aggiunta dell’innovativo farmaco in compresse HBI-8000 all’immunoterapia standard con nivolumab dimostra infatti un’efficacia nettamente superiore alla sola monoterapia: riduce del 27% il rischio che la malattia progredisca e porta la mediana di sopravvivenza libera da progressione a 11,7 mesi (rispetto ai 7,4 mesi ottenuti con il solo immunoterapico). Inoltre, la nuova combinazione aumenta in modo significativo anche la quota di pazienti che ottengono una regressione del tumore, raggiungendo il 41,4% (contro il 32,3% del braccio di controllo). I benefici della terapia risultano particolarmente straordinari per chi inizia il trattamento in una fase di malattia meno aggressiva, ovvero con livelli ematici normali dell’enzima LDH: in questi pazienti il tempo medio trascorso senza avanzamento del tumore si allunga notevolmente, arrivando a toccare i 20 mesi rispetto ai 7,4 mesi della sola immunoterapia. Sono i principali risultati dello studio internazionale di Fase 3 HBI-8000-303, presentati al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo) a Madrid.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lo studio

La sperimentazione, condotta su 404 pazienti con melanoma avanzato mai trattati prima con l’immunoterapia a base di inibitori di PD-(L)1, è stata sviluppata dalla biotech HUYABIO International e vede tra i suoi principali autori Paolo Ascierto, professore ordinario all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma.

 «Con questa combinazione entriamo in una nuova dimensione dell’immunoterapia, in cui superiamo nettamente la capacità del tumore di nascondersi – dichiara Ascierto -. La nuova molecola appartiene alla classe degli HDAC inibitori, ovvero farmaci capaci di bloccare gli enzimi ’istone deacetilasi’ che le cellule tumorali usano per compattare il proprio DNA e occultare gli antigeni, quelle sostanze che vengono riconosciute dal sistema immunitario da attaccare. Bloccando questi enzimi, rimoduliamo l’espressione degli antigeni tumorali: in sostanza ‘spogliamo’ le cellule maligne dalle loro difese fisiche, rivelando il loro vero identikit e rendendole così immediatamente visibili e riconoscibili al sistema immunitario. Una volta smascherato il tumore, l’immunoterapia con nivolumab può cacciare e distruggere le cellule tumorali con un’efficacia e una durata d’azione significativamente maggiori”.

 “Balzo” della sopravvivenza

Nello studio di Fase 3, i 404 pazienti sono stati randomizzati a ricevere la combinazione di nivolumab con la compressa orale di HBI-8000 oppure nivolumab con placebo. I dati dimostrano inoltre un netto salto di qualità nel successo clinico, raddoppiando la percentuale di pazienti che ottengono una remissione completa della malattia, che sale al 14,3% rispetto al 7% registrato con il trattamento standard. «Oltre ad aver garantito un importante “balzo in avanti” nella sopravvivenza libera da progressione, la combinazione ha dimostrato un profilo di sicurezza ben gestibile e caratterizzato da effetti collaterali lievi, offrendo al contempo la grande praticità della somministrazione orale della nuova molecola – conclude Ascierto -. L’incremento da 7,4 a 11,7 mesi nella sopravvivenza libera da progressione ha un valore clinico straordinario per i pazienti con malattia avanzata. Disporre di un’ulteriore opzione in pillola che potenzia l’immunoterapia senza gravare in modo eccessivo sulla tollerabilità rappresenta un ulteriore passo in avanti a beneficio anche della qualità della vita dei pazienti».

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