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Meloni: «Intervenire a Hormuz sarebbe passo verso il coinvolgimento

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 16, 20264 min di lettura
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Meloni: «Intervenire a Hormuz sarebbe passo verso il coinvolgimento

«Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di Quarta Repubblica, in onda la sera di lunedì 16 marzo su Rete4. «Lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che la guerra possa terminare e possa tornare la diplomazia», ha aggiunto.

Meloni: le basi militari italiane nel Golfo ora il mio primo problema

Le basi militari italiane nell’area del Golfo, ha detto Meloni, «sono oggi ovviamente il primo problema principale del quale mi occupo, anche perché la riforma della giustizia l’ho già fatta, insomma più di parlarne non posso fare. Sono il mio principale problema, chiaramente». «Chiaramente c’è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell’area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se – ha aggiunto – i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali. Perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell’area abbiamo decine di migliaia di italiani» .

Sul referendum: «Pd voleva separare le carriere, ora parla di fascismo e deriva illiberale»

La premier ha affrontato anche il tema del referendum sulla giustizia. «Il Partito Democratico che sosteneva la separazione delle carriere, che dovrebbe dire? Il Movimento 5 Stelle che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire? Nicola Gratteri che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire? E via discorrendo». «Non lo so perché abbiano cambiato idea – ha affermato -. Allora sì, la sinistra sicuramente» perché a proporre la riforma c’è un governo di destra, «di Gratteri non so dire perché non credo che la tesi di Gratteri sia: “C’è un governo di destra, mi sta antipatico”. Certo che la sinistra non può dire: “È stato un governo di centrodestra che ha fatto la riforma che proponevamo tutti perché sono stati più bravi di noi”. E quindi che devono dire? Attentato alla Costituzione, Il fascismo, la deriva illiberale, perché è l’unico argomento che rimane, ed è l’unico argomento che rimane per mobilitare il proprio elettorato su una riforma che è di assoluto buon senso. Ma noi possiamo continuare così in questa nazione? Possiamo continuare che anche quando siamo d’accordo sul fatto che c’è qualcosa che non funziona e che si può sistemare se lo propone un altro dobbiamo per forza dire di no?».

«La riforma consente di far carriera ai magistrati bravi e senza correnti»

«Io voglio una riforma che consenta a magistrati bravi che fanno il loro lavoro di poter avanzare di carriera anche se non sono inseriti nel meccanismo spartitorio delle correnti ideologizzate – ha continuato Meloni – È esattamente anche per questo che sto facendo la riforma, perché in Italia abbiamo migliaia e migliaia di giudici che fanno ottimamente il loro lavoro e che spesso sono stati mortificati perché non avevano le amicizie giuste». «Serve anche per questo. Infatti – ha aggiunto – non è una riforma fatta contro i magistrati, è una riforma fatta per tutti i magistrati, che è una cosa diversa. Non una riforma fatta contro i giudici, ma una riforma fatta per tutti i magistrati, perché è una riforma che introduce la meritocrazia, la responsabilità e che quindi consente anche una giustizia più efficiente. Perché dove c’è responsabilità, dove rispondi anche quando sbagli, quando sei negligente o quando non fai il tuo lavoro, quando sei lassista, hai una risposta in termini di efficienza».

«Le correnti in magistratura sono uno strumento di potere»

La premier ha sottolineato che «le correnti servono, come servono i partiti politici, a nominare i propri responsabili e poi difendere i propri interessi. Nel momento in cui tu non hai più la facoltà di nominare i tuoi responsabili e non puoi più garantire che chi si aggrega alla corrente avanzerà più facilmente di carriera o comunque avrà un occhio di riguardo, quando ci sono le valutazioni per quello che riguarda il piano disciplinare, perché la gente si dovrebbe aggregare alle correnti? La corrente è fondamentalmente uno strumento di potere».

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