Dodici documenti con referti medici, relazioni di psicologi e di istituti di carità: tutte certificazioni contenute in un allegato alla richiesta di grazia, che per gli inquirenti era stato fino a l’altro ieri la chiave per il provvedimento di clemenza a Nicole Minetti. Anche perché in quel dossier messo a punto dai legali dell’ex consigliera della Lombardia non viene fatto cenno dell’alert in Uruguay – arrivato solo pochi giorni fa – per il rintraccio della madre biologica o delle circostanze di morte del suo legale.
E da Montevideo rimbalza intanto la notizia che una settimana fa è stato rimosso il responsabile delle adozioni in Uruguay per «squilibri e decisioni errate prese durante i processi di adozione», secondo quanto riporta El Observador.
L’ospedale di Padova e il San Raffaele di Milano, poi, ancora nelle ultime ore hanno sostenuto di non avere nei propri database dei riferimenti a quel bimbo, su cui l’Italia avrebbe dato parere negativo per un intervento.
Sono i punti oscuri della nuova indagine che punta a far luce sul caso Minetti. Un’inchiesta “delicatissima”, come spiegano fonti della stessa procura generale della Corte di Appello di Milano, che ora indaga sul caso “senza schemi”, anche grazie al supporto dell’Interpol.
La lettera inviata al Quirinale
Nella lettera di 13 pagine inviata al Quirinale per ottenere la clemenza, i legali di Minetti sottolineano i problemi di salute di quel figlio adottivo, conosciuto in un orfanotrofio in Uruguay, Paese dove lavora il suo attuale compagno, Giuseppe Cipriani. Nel 2020 i due hanno cominciato il percorso di adozione e l’anno successivo avrebbero provveduto per lui ad un intervento a Boston, dopo due pareri contrari all’operazione del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova.











