Dazio. Tassa europea. Tassa italiana. Sui mini pacchi (fino a 150 euro di valore) provenienti dai Paesi extra Ue c’è un vero e proprio groviglio di prelievi già in atto o destinati a scattare. La certezza per ora è solo il dazio da tre euro scattato lo scorso 1° luglio e che per i flussi introdotti in Italia ha visto un incasso nei primi due mesi di applicazione di 83 milioni di euro. Anche se sembra ancora più significativo il dato del calo di importazioni registrato nel bimestre di luglio e agosto del 39% rispetto al bimestre precedente.
La prospettiva dell’handling fee europea
La prospettiva è quella che al dazio si vada a sommare anche l’handling fee europea. Il percorso è ampiamente avviato dopo che sia il Consiglio dell’Unione sia il Parlamento Ue hanno dato l’ok all’applicazione entro il prossimo 1° novembre. La finalità è diversa da quella del dazio. Si tratterà infatti di una tassa di gestione destinata a coprire i costi amministrativi e operativi sopportati negli ultimi anni dalle autorità doganali dei Paesi dell’Unione europea per l’enorme afflusso di merci proveniente dagli Stati fuori dall’Unione, con in prima fila la Cina.
Nel 2025 arrivati quasi 5,9 miliardi di mini pacchi extra Ue
Nel 2025 sono arrivati quasi 5,9 miliardi di mini pacchi dai Paesi fuori dall’Unione europea. La leva è stata rappresentata soprattutto dall’e-commerce, che con lo sviluppo tumultuoso avvenuto dal 2020 in poi a causa della pandemia del Covid, ha visto consolidare i suoi volumi. Ma questo ha creato una serie di problematiche. Da un lato, l’assenza di un dazio fino al 30 giugno scorso ha creato un effetto dumping nei confronti dei rivenditori tradizionali. Dall’altro, i controlli doganali hanno dovuto fare i conti con un afflusso di merci su cui bisognava fare attenzione al rispetto di tutte le normative Ue.
Non conformità per il 60% dei prodotti controllati
Come riporta anche l’agenzia delle Dogane nella pagina dedicata al dazio di tre euro, «le ispezioni mirate condotte nei 27 Stati membri dell’Ue nel corso del 2025 su cosmetici, dispositivi di protezione individuale (Dpi), integratori alimentari, giocattoli ed elettronica hanno rivelato allarmanti casi di non conformità: oltre il 60% dei prodotti controllati non rispettava gli standard Ue a causa di etichette mancanti, ingredienti vietati o assenza di documentazione di sicurezza».
L’importo della tassa di gestione europea
Anche in questa prospettiva la tassa di gestione europea servirà a far fronte ai costi dei controlli. La partita più interessante è nelle mani della Commissione Ue che dovrà stabilirne l’importo. secondo alcune ipotesi circolate in Italia, il livello potrebbe attestarsi tra i due e i quattro euro. Naturalmente andrà tenuto conto dell’effetto deflattivo già prodotto dal dazio e quindi il cumulo potrebbe ulteriormente contribuire a ridurre i flussi di spedizioni low cost provenienti da Paesi extra Ue.

