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Home » Minori, abuso sessuale on line per 20 mln e quasi il 60% è su piattaforme social
Salute

Minori, abuso sessuale on line per 20 mln e quasi il 60% è su piattaforme social

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 3, 20263 min di lettura
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Minori, abuso sessuale on line per 20 mln  e quasi il 60% è su piattaforme social

Riflettori sui social

Secondo i risultati, quasi il 60% dei casi si è verificato su piattaforme di social media quali Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp, mentre il 14% dei casi è avvenuto nei giochi online, dove le caratteristiche, le funzioni e il design delle piattaforme sono stati utilizzati per sfruttare la fiducia degli utenti, come sottolinea il rapporto. In Montenegro, oltre l’80% dei casi segnalati ha coinvolto piattaforme di social media, mentre in Colombia queste erano collegate a più della metà dei casi.

Nei paesi oggetto dell’indagine, il 57% dei casi ha coinvolto una persona che il minorenne già conosceva, tra cui coetanei, partner sentimentali, amici e familiari, mettendo in discussione l’idea che gli abusi online siano perpetrati principalmente da estranei. Allo stesso tempo, il 38% dei minori ha incontrato per la prima volta l’autore dell’abuso online, con prove che dimostrano – sottolineano dall’Unicef – come gli abusi siano facilitati, a esempio, da account falsi e dalle funzionalità di messaggistica privata.

Gli effetti: dall’ansia al suicidio

Lo sfruttamento e gli abusi sessuali facilitati dalla tecnologia possono avere un impatto profondo sul benessere emotivo dei bambini, sul loro senso di sicurezza e sulla fiducia che ripongono negli altri. Le esperienze descritte dai bambini durante le interviste condotte nell’ambito della ricerca si sono spesso concentrate su paura, vergogna, confusione e isolamento, con molti di loro che faticavano a comprendere cosa fosse successo o dove cercare aiuto. Secondo l’analisi Unicef, i bambini vittime di sfruttamento facilitato dalla tecnologia erano quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo, e riportavano livelli significativamente più elevati di ansia. In Messico o in Macedonia del Nord, ad esempio, il rischio di pensieri o comportamenti suicidi era più di otto volte superiore tra i bambini che avevano subìto abusi, mentre in Pakistan il rischio di autolesionismo era oltre sette volte superiore.

Lasciati soli

Oltre il 40% dei casi di abusi facilitati dalla tecnologia non è mai stato condiviso con nessuno, mentre meno dell’1% è stato segnalato alle autorità, quali la polizia, gli assistenti sociali o le linee di assistenza. A livello globale, il motivo più comune per cui i bambini sono rimasti in silenzio è stato il non sapere a chi rivolgersi o a chi raccontarlo. In alcuni paesi oggetto dell’indagine, i tassi di mancata segnalazione erano ancora più elevati, tra cui l’Armenia, dove più della metà dei casi non è mai stata condivisa con nessuno.

«Tutti noi, compresi i Governi e le aziende tecnologiche, dobbiamo fare di più per proteggere i bambini online», avvisa dunque la Dg Unicef Russell. Che a nome dell’Agenzia Onu chiede con urgenza “un intervento da parte dei Governi, delle aziende tecnologiche e delle altre parti interessate per proteggere meglio i bambini nell’era digitale”. Istanze che il Rapporto esplicita in cinque punti:

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