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Home » “Momnesia”: perché e quando cala la memoria in gravidanza e quanto pesano gli ormoni
Salute

“Momnesia”: perché e quando cala la memoria in gravidanza e quanto pesano gli ormoni

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 18, 20264 min di lettura
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“Momnesia”: perché e quando cala la memoria in gravidanza e quanto pesano gli ormoni

Dove ho messo lo smartphone? Come mai non riesco a seguire un discorso? Perché dimentico di comprare quanto serve mentre faccio la spesa? Per molte gestanti, soprattutto nel terzo trimestre, capita di trovarsi con una sorta di “nebbia” che pervade la mente e fa calare concentrazione e memoria. Ridurre queste difficoltà al solo stress legato alla dolce attesa e alle preoccupazioni è limitante ed improprio, tanto che si sono proposte diverse ipotesi per spiegare quanto capita. Ma ora pare proprio che si sia trovata la “chiave” biologica delle difficoltà della mente, in un processo che si lega agli elevati livelli di estrogeni circolanti e al loro impatto su uno specifico circuito cerebrale.

A dirlo, con una ricerca apparsa su Science Bulletin, è uno studio coordinato dagli scienziati del Baylor College of Medicine guidati da Zheng Sun, da Yanlin He, del Pennington Biomedical Research Center e Xinguo Hou, dell’Ospedale Qilu dell’Università di Shandong. La comprensione del meccanismo potrebbe in futuro fornire indicazioni sui consigli da dare alle donne per limitare effetti cognitivi della gravidanza o dei contraccettivi ormonali e aprire la strada a terapie mirate a questa specifica via senza interferire con le funzioni positive più ampie degli estrogeni nell’organismo.

I recettori sotto controllo

La ricerca ha riprodotto nei modelli animali gli elevati livelli di estrogeni nel sangue che si verificano durante la gravidanza. Si è quindi visto che l’incremento dei valori ormonali ha favorito un calo della memoria reversibile, ma senza alcuna influenza sull’umore e la motivazione: “Questo suggerisce uno specifico effetto cognitivo piuttosto che un cambiamento generale del benessere – è il commento di Zheng Sun in una nota del Baylor College –“. Ma come si può spiegare questa azione specifica sulla memoria? Proprio in questo la ricerca è innovativa. Gli esperti hanno visto che il recettore degli estrogeni alfa, la proteina che trasmette i segnali degli estrogeni alle cellule, è anche in una specifica area del sistema nervoso centrale, l’ipotalamo laterale. Non solo: questa regione è ricca di neuroni definiti GABAergici, ovvero cellule che normalmente contribuiscono a calmare e rilassare altre aree del cervello. Purtroppo si è visto che in presenza di alti livelli di estrogeni si “spegne” il sistema di segnalazione di questi neuroni, che quindi rimangono iperattivi. “Quando abbiamo rimosso geneticamente i recettori degli estrogeni da questi neuroni ipotalamici, i problemi di memoria indotti dagli estrogeni e quelli indotti dalla gravidanza nei topi sono stati invertiti”, segnala Sun.

La via del ricordo

Analizzando la geografia cerebrale si è vista anche un’altra cosa. I neuroni iperattivi dell’ipotalamo proiettano direttamente in una regione dell’ippocampo basilare per creare i ricordi. Grazie ad una tecnica che accende o spegne come un interruttore specifici neuroni, chiamata chemiogenetica, gli esperti hanno dimostrato che ridurre al silenzio questa via neuronale dall’ipotalamo all’ippocampo comporta la protezione degli animali dai problemi di memoria indotti dagli estrogeni, mentre l’attivazione artificiale della stessa via ha dato il via ad un deficit nella costruzione dei ricordi anche senza valori elevati di estrogeni.

Cosa accade nella donna

La ricerca apre la strada alla comprensione del ruolo degli estrogeni non solo in gravidanza, ma anche nella fase post-menopausale. Quello che emerge dallo studio è che forse non conta solo quanti ormoni ci sono, ma piuttosto dove si concentra la loro azione. In questo senso anche i dati sulle donne supportano l’ipotesi che il circuito ormonale identificato nei topi possa essere alla base dei cambiamenti di memoria che molte donne in gravidanza sperimentano. Il tutto, va detto, con una durata limitata e senza un declino cognitivo più ampio. “Chi si si confronta in maniera costante e continua con donne in gravidanza (o che ha vissuto una gravidanza) ha avuto modo di rilevare un cambiamento delle funzioni cerebrali e della riduzione memoria in particolare della memoria verbale che aumenta con l‘avanzare della gestazione – fa sapere Giuseppina Picconeri, ginecologa e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU) -. Ovviamente non tutte le donne lo presentano nello stesso modo ma sicuramente è più marcato in persone che precedentemente avevano una memoria formidabile: Esiste un cambiamento significativo della neuro lasticità cerebrale determinato non solo dall’aumento degli estrogeni ma anche dall’incremento di progesterone, cortisolo e prolattina, nonché della riduzione del sonno, tutti fattori che contribuiscono a modificare l’equilibrio esistente prima della gravidanza. Sono in genere cambiamenti transitori che però possono richiedere anche un tempo maggiore (in alcuni casi anche 2-3 anni) per tornare alla condizione precedente”.

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